Perché il bambino cuoce nella polenta di Aglaja Veteranyi – Keller Editore

Perché il bambino cuoce nella polenta di Aglaja Veteranyi

Keller Editore, 2019

Traduzione di Emanuela Cavallaro

Recensione di Loredana Cilento

La tristezza fa invecchiare. Io sono più vecchia dei bambini all’estero. In Romania i bambini nascono vecchi, perché sono poveri già nella pancia della mamma e devono ascoltare le preoccupazioni dei genitori. Qui viviamo come in paradiso. Ma questo non basta per farmi ringiovanire.

Perché il bambino cuoce nella polenta dell’autrice romena Aglaja Veteranyi, tradotto da Emanuela Cavallaro, edito da Keller Editore, è per così dire una sorta di diario biografico della piccola protagonista, figlia di circensi itineranti scappati dalla Romania. Il padre è un famoso clown acrobata e bandito che tratta affari al bar, sogna di diventare un famoso regista, ma ha la brutta abitudine di picchiare sua madre.

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Sua madre tutte le notti resta appesa per i capelli camminando nell’aria, e questo è motivo di grande preoccupazione per la piccola, terrorizzata che le possa accadere qualcosa di brutto.

Ad alleviare le sue preoccupazioni ci pensa sua sorella maggiore, figlia del precedente matrimonio, le racconta la favola del bambino che cuoce nella polenta. E da qui che per sfuggire alla realtà la bambina inventa le motivazioni più svariate del perché il bambino cuoce nella polenta.

Il mio più grande desiderio è essere come le persone là fuori. Loro sanno leggere e conoscono tutto, hanno l’anima di farina bianca.

Perché il bambino cuoce nella polenta è una raccolta di pensieri, di emozioni, di frammenti che ricostruiscono con una disarmante biografia, a prima vista infantile, la crescita e la formazione di una bambina dall’anima già adulta.

La scrittura della Veteranyi è stata definita prosa poetica e come dare torto a questa descrizione, ogni parola ha un tocco di singolare bellezza, un umorismo noir con sfumature intrise di enigmatico surrealismo e grottesca comicità che a tratti mi ha ricordato l’esistenzialismo implacabile della Kristov, il suo senso di perdita, a volte di impotenza difronte all’ineluttabile. Ma a dare forza a questo piccolo grande capolavoro è la straordinaria atmosfera fantastica e immaginifica che accompagna via via le situazioni più disparate, fino alla crescita, ormai disturbata della ragazza.

Le immagini si sovrappongono, le descrizioni diventano sempre più fantasiose e bizzarre, ma ricche di riflessioni.

Mio padre ha una lingua materna diversa dalla nostra, lui era uno straniero anche nel nostro paese. Lui è uno degli altri, dice mia madre. All’estero però non siamo stranieri tra noi, anche se mio padre qui parla quasi a ogni frase una lingua diversa, e credo che a volte non sappia nemmeno lui che cosa dice. La sua lingua madre suona come speck con peperoni e panna. Mi piace, ma non me la può insegnare. Se vuole parlare con noi, deve parlare la nostra lingua, dice mia madre.

L’identità si spezza, quindi, nel medesimo paese di appartenenza che colloca gli individui a seconda della provenienza, una disparità che crea una disuguaglianza rancorosa.

La crescita cambia anche la sua visione infantile, anche la favola cambia registro, la sua bambola diventa sua sorella e sua sorella diventa sua madre, i ruoli si confondono e la percezione della realtà si modifica inesorabilmente. Nella narrazione della Veteranyi si acculano le descrizioni di una miriade di beni materiali che si conservano anche senza utilità, uno specchio deformato delle nostre paure ma anche dei nostri desideri di appartenenza.

Un flusso narrativo incantevole, unico e fantastico!

 La gente cerca la felicità come il nostro sangue cerca il cuore. Se il sangue non va più al cuore, l’uomo si secca, dice mio padre. L’estero è il cuore. E noi il sangue.

 Aglaja Veteranyi è ormai un’autrice di culto per i lettori nei paesi di lingua tedesca e in Francia. Figlia di circensi fuggiti dalla Romania e approdati in Svizzera dopo una vita di spettacoli in vari continenti si è presto dedicata alla scrittura con testi caratterizzati da uno stile unico e poetico, pieni di immagini e frasi memorabili. Il 3 febbraio 2002 si tolse la vita in riva al Lago di Zurigo a soli quarant’anni. Tradotta in numerose lingue, ha ottenuto importanti riconoscimenti letterari come l’Adalbert von Chamisso Förderpreis e il Kunstpreis Berlin.

3 risposte a "Perché il bambino cuoce nella polenta di Aglaja Veteranyi – Keller Editore"

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