Nostalgia di casa di George Moore – Mattioli 1885

Titolo: Nostalgia di casa

Autore: George Moore

Editore: Mattioni 1885, luglio 2020

Pagg:155

Traduzione di Silvia Lumaca

 

Recensione di Loredana Cilento

 

C’è una vita silenziosa e immutabile dentro ogni uomo,  di cui nessun altro è a conoscenza se non lui, e la sua vita silenziosa e immutabile era la memoria di Margaret Dirken.

 

George Moore è stato uno scrittore, poeta e critico d’arte irlandese, di lui fuori, dai paesaggi nostalgici dell’Irlanda di fine Ottocento, si ha ben poca conoscenza, eppure George Moore ha calcato le scene del periodo più florido per la letteratura e l’arte, tra Francia e Irlanda. 

 

Inizialmente Moore ha frequentato i salotti artistici degli impressionisti, dei naturalisti da Manet a Renoir, ha amabilmente discusso nei caffè letterari con il simbolista Baudelaire e il positivista Zola e soprattutto è stato amico quotidiano del celebre William Butler Yeats, quest’ultimo lo descrisse nella sua celebre opera Autobiografie.

 

I sette racconti brevi di Moore, Nostalgia di casa, sono stati riscoperti e tradotti in Italia grazie alla casa editrice Mattioli 1885 nella raffinata traduzione di Silvia Lumaca.

 

I protagonisti dei racconti sono  giovani che hanno sete di libertà di emozioni, di progresso, si sentono smarriti, reclusi nella mentalità bigotta e arcigna di una radicata e sentita vita ultra cattolica; sono giovani che vedono oltre la vastità lussureggiante dei territori irlandesi, sono giovani che hanno voglia di esplorare il mondo…

 

Non c’è libertà di pensiero, e dove non c’è libertà di pensiero, non c’è vita intellettuale. I preti prendono le loro idee da Roma già tagliate ed essiccate…”

 

Questo è un punto cardine nell’opera di Moore, il pregiudizio e le convenzioni tacciono la verità, e sebbene il Rinascimento celtico – tanto inneggiato dagli artisti e dallo stesso Yeats – abbia illuminato i secoli bui del Medioevo, in Irlanda l’ottundimento religioso si scaglia con ammonimento verso i giovani e le loro idee progressiste, alle donne poi sono fortemente vietate ogni genere di libertà artistica e di pensiero.

Il cattolicesimo puritano in pratica renderà l’Irlanda vuota e senza speranza.

 

Nostalgia di casa ha in sé una forte componente autobiografia, nel racconto Di creta, il giovane Rodney è deluso e amareggiato dall’insensato atto vandalico perpetrato sulla sua opera di creta, che poteva alludere alle nudità femminili della giovane e seducente modella. E così partirà per una Parigi sicuramente più aperta e progressista.

 

I riferimenti all’ intransigente moralismo cattolico sono senza filtri, e ben assestati: ma ciò che più hanno segnato in me questi racconti sono i ritratti dei personaggi, che quasi si confondono con i colori lussureggianti dei paesaggi  sconfinati, della natura che fa da sfondo a  una Irlanda quasi piegata dal peso, dalla malinconia, dall’inquietudine esistenziale. Gli occhi dei protagonisti sono lo specchio di un’epoca contraddittoria come la stessa poetica di Moore, indecifrabile e controversa, ma che ha sicuramente dato vita a qualcosa di originale nel suo moorismo.

 

Nei racconti sono presenti alcuni riferimenti intratestuali che rinviano ai personaggi di altre opere di Moore e si mescolano abilmente alla realtà; il tanto amato realismo di cui si faceva portavoce  ne dipingeva le meraviglie come in un quadro dell’amico Manet.

 

Oh l’ignoranza, la volgare, bieca ignoranza! Qui uno scultore non può vivere.Non è un posto per un uomo che si occupi di arte. Non lo sarà per altri cento anni. È una nazione sordida, ecco cos’è!”

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