La magia di Malia d’Italia di Marina Stepnova, Voland Edizioni.

Titolo: Malia d’Italia

Autrice: Marina Stepnova

Editore: Voland, 2020

Traduzione di Corrado Piazzetta

Recensione di Loredana Cilento

“E tu cosa sognavi?

Malja non rifletté nemmeno un istante: vivere.

In che senso?

Ho sempre sognato di vivere e basta, capisci? È la cosa più interessante. Vivere. Viaggiare. Fermarsi dove si vuole. Ripartire. Guardare. Vivere…Io non vivo. E nemmeno tu vivi. Lo vogliamo”

Malia d’Italia è il nuovo libro di Marina Stepnova, pubblicato da Voland Edizioni,  tradotto da Corrado Piazzetta, che  riconferma l’eccezionale talento della scrittrice che aveva firmato il precedente romanzo Le donne di Lazar’, premiato dalla critica, le è valso il terzo posto del prestigioso riconoscimento letterario Bol’saja Kniga.

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Malia d’Italia è un incantesimo, è la magia che risveglia un uomo assopito dalla routine della sua vita, da un’infanzia infelice, vittima di una ottusità del cuore, un padre radicato alla mentalità sovietica, al comunismo e ai suoi dettami, che annulla la personalità del piccolo Ogarëv e della madre, una donna completamente asservita e piegata dal peso di un uomo ostile e anaffettivo.

Ogarëv diventa un adulto con la tristezza nel cuore, prima soldato e poi medico, si sposa, ma senza particolare trasporto, fino a quando non incontra Malja.

Malja con il suo profumo di mele, il suo sorriso che illumina silenziosamente l’insipido mondo circostante; Malja che gli farà conoscere le bellezze italiane dove perdersi è magia, dove si può dimenticare il nebbioso mondo sovietico.

Marina Stepnova ripercorre decenni di storia russa, attraverso la maturità di un uomo, dei suoi amori, attraverso gli occhi delle donne che lo accompagnano, attraverso gli echi letterari dei più grandi scrittori russi.

Tra presente e passato, tra ricordi e speranze, Marina Stepnova, con la grazie e l’eleganza della sua scrittura, ci incanta con la storia di Ogarev e della sua amata Malja, disegna con abili tratti il paesaggio cupo e chiuso della Mosca  comunista e dei sovietici curvi di tristezza, ci illumina con la poesia di Puskin e di Chodasevic, e ci fa immergere nella malinconica prosa di Solochov sotto il cielo nero e il disco abbagliante del sole.

 

 

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