Bolaño selvaggio di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Paverón Patriau – Miraggi Edizioni

Edmundo Paz Soldán, Gustavo Faverón Patriau

Bolaño selvaggio

Miraggi Edizioni

Traduzione di Marino Magliani e Giovanni Agnoloni

416 pp.

Recensione a cura di Liborio Volpe

“Dopo una lunga malattia, Roberto Bolaño morì il 14 luglio 2003.

Quello stesso giorno, più o meno a mezzanotte, diventò immortale”.

Così si esprime lo scrittore messicano Jorge Volpi il cui ricordo dell’amico Roberto Bolaño è contenuto nel bellissimo saggio, rivisto e aggiornato, “Bolaño selvaggio” pubblicato da Miraggi edizioni a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Paverón Patriau.

Forse, insieme a “Tra parentesi”, il saggio più completo dell’opera del grande scrittore cileno diventato dopo la morte autore di culto soprattutto tra i lettori più giovani.

Jorge Volpi non è il solo scrittore scelto per ricordare l’amico Roberto, nel libro non mancano, infatti, i ricordi emozionanti degli scrittori che hanno conosciuto da vicino Roberto Bolaño e che hanno avuto la fortuna e il privilegio di leggere i suoi scritti mentre l’autore era ancora in vita. Tra questi ricordiamo Rodrigo Fresán, Juan Villoro, Alan Pauls, Enrique Villa-Matas, Celina Manzoni, Jorge Herralde, e, soprattutto, colui che farà conoscere in tutto il mondo l’immensa è sterminata opera di Bolaño, e cioè Ignacio Echevarría.

Ma perché è così importante leggere Bolaño e conoscere la sua opera?

Forse perché l’autore cileno non è solo quello che ha scritto. Leggere Bolaño vuol dire entrare anche in tutto quello che ha letto e i suoi romanzi assumo anche le sembianze di veri e propri manuali della letteratura.

Chi dirà ai Bolañisti che, anziché venerare il libro di B., bisogna studiarlo, sfogliarlo, tagliuzzarlo, abusarne e persino torturarlo, fin quando canti, fin quando non riveli – o no – il segreto di come faceva quel gran “figlio di puttana” a scrivere così bene…”

Sono d’accordo con questo giudizio: Bolaño va studiato a fondo e questo saggio, che approfondisce dal punto di vista umano e Letterario la sua vita, può sicuramente servire per conoscere nei dettagli l’opera omnia di questo grande scrittore.

“Bolaño selvaggio”, pertanto non è solo per chi già si è accostato a questo autore, ma, principalmente, per chi si vuole incuriosire a conoscere la sua letteratura.

Ecco, a tal proposito, cosa scrive l’amico Juan Antonio Ródenas:

“L’opera di Roberto Bolaño è una delle proposte più originali della letteratura latinoamericana dell’ultimo decennio. Al tempo stesso, è uno dei progetti più lucidi, intelligenti e audaci, come dimostra perfettamente il fatto che “I detective selvaggi” abbia ottenuto il premio Rómulo Gallegos. Bolaño è bravissimo a unire il divertimento col dramma, a inserire le avventure letterarie nelle squallide peripezie della vita…”

Aggiungerei di mio che l’opera di Bolaño è anche un’operazione molto coraggiosa proprio perché leggendo i suoi libri si ha come la sensazione che i suoi libri fossero una specie di “continuum narrativo” volti a creare un unico romanzo totale che racchiudesse tutto: romanzi, poesie e racconti.

Una specie di galassie letteraria che ha contribuito a creare il “mito” di Roberto Bolaño.

L’ultimo libro pubblicato in ordine di tempo è “Sepolcri di cowboy”, e la domanda che ci poniamo è la seguente: sarà l’ultimo nel senso che porrà la parola fine alla sua produzione letteraria o in futuro ci dobbiamo aspettare altri suoi inediti?

Ovviamente la domanda rimane senza risposta. Nessuno può affermare con certezza che “Sepolcri…” sia il punto di arrivo perché è riconosciuta la “sua dedizione assoluta alla letteratura e alla scrittura” e questo fa sì che non si esclude negli anni a venire che possa venire fuori ancora qualcosa di inedito.

Intanto consiglio di leggere e rileggere e rileggere ancora, tutto quello che è stato pubblicato fino ad ora. Quello che verrà in seguito si vedrà. In ogni caso i suoi libri resteranno e ci accompagneranno sempre nel nostro percorso di conoscenza della grande letteratura.

Chiudo riportando le parole che furono pronunciate durante il funerale laico che si tenne a Barcellona il 16 luglio 2003:

“Addio, allora, a Roberto, con tutti i suoi amici e tutti quelli che lo amavano, che sono tantissimi, con un groppo in gola. Ma i suoi libri ci accompagneranno e resteranno, trionfo della letteratura a cui lui, così intrepidamente, consacrò la sua vita”.

Edmundo Paz Soldán (Cochabamba, Bolivia, 1967) insegna letteratura ispano-americana alla Cornell Universi- ty. Autore di romanzi e saggi, le sue opere sono tradotte in otto lingue e ha vinto il Premio de Cuento Juan Rulfo (1997) e il Premio Nacional de Novela en Bolivia (2002). In Italiano si possono leggere i romanzi Río Fugitivo e La materia del desiderio, entrambi pubblicati da Fazi.

Gustavo Faverón Patriau (Lima 1966) insegna al Bowdoin College ed è autore di saggi storici e letterari e di un romanzo, nessuno dei quali ancora tradotto in italiano. Direttore della rivista «Somos», tiene la rubrica «El Comercio» e gestisce uno dei blog più seguiti in ambito ispano-americano, «Puente Aéreo».

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