Emily attraverso Dominique: Le città di carta di Dominique Fortier- Alterego Edizioni

Titolo: Le città di carta

Autrice: Dominique Fortier

Editore: Alterego

Pagg:189

Traduzione di Camilla Diaz

Recensione di Loredana Cilento

“Emily è di carne, di sangue e d’inchiostro. È inchiostro quello che le scorre nelle vene, le parole che traccia sono rosso lampone, attinte dalle sottili linee blu che palpitano sotto la sua pelle.”

Con grazia ed eleganza Dominique Fortier ci consegna un ritratto intimo e corale della straordinaria poetessa americana Emily Dickinson.

Dominique ripercorre i luoghi abitati dalla poetessa, l’isolamento volontario tra le mura familiari, che per anni è stato vagliato dagli studiosi in cerca di un perché,  i rapporti fraterni e i suoi dubbi su  Dio, ma soprattutto l’amore e la dedizione verso le amate piante, i fiori, le erbe. Un giardino che attraversa le sue stanze, e lì sceglie di isolarsi.

“Come sono presuntuosi gli uomini, a stupirsi del fatto che Emily abbia scelto di vivere con i fiori.

Ci si meraviglia di quegli ultimi anni trascorsi nella solitudine come se si trattasse di un’impresa sovrumana, quando, e lo ripeto, ci si dovrebbe stupire che non siano di più gli scrittori che si rinchiudono tranquillamente in casa per scrivere”

Scrivere è per Emily vitale, lei si annulla completamente, scrive per dare una casa alle sue emozioni, fragili come un fiore appena colto, i suoi pensieri profumano di cannella, cioccolata, farina e zucchero, le sue poesie sono fiocchi di neve.

Non ha bisogno di molto Emily, solo delle parole, parole scritte fugacemente su pezzetti di carta strappati, con la sua grafia sottile, paragonata alle impronte delle zampette di uccello.

“Nella sua stanza ci sono un letto, un comò, un tavolino con una sedia e pile di libri ovunque. Nei libri ci sono tutti i paesi del mondo, le stelle del cielo, i fiori, gli alberi, gli uccelli, i ragni e i funghi. Moltitudini reali e inventate. Nei libri ci sono altri libri, come un palazzo di ghiaccio in cui ogni specchio riflette un altro specchio, via via più piccolo, finché gli uomini non diventano delle dimensioni di una formica. Ogni libro ne contiene cento. Sono porte che si aprono e non si chiudono mai. Emily vive in mezzo a un’infinità di correnti. Le ci vuole sempre uno scialletto di lana.”

L’affascinante rievocazione dell’infanzia di Emily e poi della sua maturità si mescola soavemente alla vita della scrittrice che ripercorre quei luoghi con la sua famiglia, ne percepisce i colori, i profumi, l’architettura, i suoi decori.

Nella scrittura della Fortier c’è tanta delicatezze quanta poesia, tra saggio e romanzo, tra realtà e immaginazione, Le città di carta(AlterEgo edizioni, 2020) è un omaggio a una tra le più liriche poetesse americane, che grazie al ritrovamento dei suoi scritti, proprio in quei cassetti, impilati una sull’altra, quelle poesie che profumano di chiodi garofano.

Le città di carta di Dominque Fortier è un libro prezioso, delicato e intimo, proprio come la beata solitudine di Emily, scevro dalle speculazioni letterarie si rivolge a noi lettori con discreto romanticismo; Emily attraverso Dominque.

Dominique Fortier è nata nel 1972 e vive a Montréal, nel Québec. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Letteratura presso la McGill University ed è una stimata editor e traduttrice. Il suo romanzo d’esordio, Du bon usage des étoiles, è stato pubblicato per la prima volta in Québec nel 2008 e si è aggiudicato il Premio “Gens de Mer” del festival Étonnants Voyageurs. Con Au péril de la mer, pubblicato nel 2015, ha vinto il Prix littéraire du Gouverneur général. Le città di carta, sesto libro dell’autrice e primo edito in Italia, inaugura le pubblicazioni in traduzione di Alter Ego, che nel 2020 si apre alla straniera.

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