La sete di Giovanni Lucchese – D Editore

Titolo: La sete

Autore: Giovanni Lucchese

Editore: D Editore, 2020

Pagg: 226

Recensione di Loredana Cilento

La mia vita è un pozzo nero. Una caduta che non finisce mai.

L’urlo che mi accompagna sempre.

È lei la bestia, la carestia, il diavolo rosso.

La sete.

Lui è un uomo depresso, stanco, ossessionato da una voglia di sesso che lo porta a collezionare incontri con altri uomini nei quali assume il ruolo di dominatore perverso. Lei è una donna ricca e annoiata che usa il suo disprezzo verso il mondo come un’arma puntata contro ogni persona che incontra. In una Roma cupa e crudele, la loro vita è composta da una serie di giornate anonime, arricchite unicamente dalle angherie quotidiane che i due si divertono a infliggere senza sosta. Le loro storie corrono parallele senza farli mai incontrare. Ma c’è un momento in cui i loro destini si incrociano, a loro insaputa, in modo inesorabile. La morte di un uomo cambierà la loro vita per sempre. La Sete è un’espressione letteraria di rabbia pura, un grido di aiuto, un urlo di terrore in cui vengono esplorati i sentimenti più oscuri e scabrosi dell’animo umano. La sete è un thriller ad alto contenuto erotico nel quale ogni parola viene detta, ogni perversione viene esplorata fino a rivelare quel lato che ognuno di noi cerca disperatamente di nascondere.

Seguo Giovanni Lucchese fin dal suo esordio con la bellissima storia di Carlotta in Questo sangue non è mio e poi successivamente con L’uccello padulo, (Alter Ego edizioni), e certamente non potevo esimermi dal leggere questa sua nuova storia, La sete edito da D Editore.

La sete è, come si suol dire, un pugno nello stomaco! Giovanni Lucchese con questo nuovo thriller a sfondo erotico mette a dura prova i lettori, e lo fa senza mezzi termini; è un guanto di sfida che ho raccolto senza alcuna remora.

Lui e Lei, due antieroi che in un certo senso suggellano un patto con il male, una vita vuota fatta di morbose ossessioni:
Lui si concede rapporti occasionali, violenti e sfumati di odio, Lei avvizzita dalla noia della ricchezza, salvata dalla povertà, si è rinchiusa nel suo mondo lussuoso, ma anaffettivo…

Oggi so che i mostri non esistono e che l’inferno non è altro che il mondo in cui viviamo.

Sì, è l’inferno che brucia dentro gli animi tormentati dei due protagonisti, che narrano in parallelo il loro vuoto, colmato solo dall’odio, in una Roma molto noir, periferica, marginale, l’esasperazione della violenza influenzata fortemente dalle condizioni sociali. La sete è un bisogno atavico che deve essere soddisfatto.

Non c’è perdono, non c’è riscatto, non c’è luce in fondo al tunnel del tormento, il loro limite è l’autoritratto della rabbia che implode e che deve essere dissetata.

La sete non è una semplice lettura, cerchiamo sempre di trovare in fondo a un libro uno spiraglio, una crepa dalla quale possa filtrare una luce una speranza di redenzione, se cercate questo allora non è il libro che fa al caso vostro.

Se volete rompere gli schemi obsoleti della lettura di riappacificazione dell’anima, se desiderate concentrare l’attenzione sulla moralità fatiscente, avulsa dai preconcetti letterari edulcorati e moralisti, La sete è tutto questo. Una chiave visionaria, onirica e disincantata.

“Provo fastidio verso questa vecchia morente che mi tiene inchiodato qui a guardarla agonizzare, mentre quello che vorrei fare è uscire, muovermi, andare a caccia di qualcuno. Lo Zingaro mi ha risvegliato la sete invece di placarla. È come l’eroina, ogni dose serve soltanto a farti desiderare di più quella che ti farai dopo.”

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