Maurizio Ponticello e la sua Martia – A tu per tu con l’autore –

Siamo lieti di ospitare, virtualmente, nel nostro blog il giornalista e scrittore Maurizio Ponticello, corrispondente di testate radiofoniche, ex cronista presso il Mattino. È presidente della storica associazione di giallisti Napolinoir. La vera storia di Martia Basile è il suo primo romanzo storico…

e aggiungerei anche un noir sapientemente condito di tutti gli elementi che ne decretano il successo.

Grazie Maurizio per essere qui con me per chiacchierare della nostra amata Martia

M: Grazie a te, Loredana, sono molto contento di incontrare te e i tuoi follower. E, cosa ben più importante, anche Martia è felice…

Ti chiederò semplicemente: perché Martia Basile?

M: Perché era una bellissima donna che mi ha ammaliato!? Scherzi a parte, mi sono imbattuto nella sua storia mentre stavo facendo ricerche per un altro mio libro ambientato in quegli anni del Seicento. Mi era capitato di leggere quei pochi brandelli di vita che le sono sopravvissuti, ed ero rimasto colpito dalla forza vitale che si sprigionava da essi. Poi, lei è venuta a trovarmi, l’ho sognata, e ha chiesto il mio aiuto. Ho sospeso ogni altra cosa per dedicarmi anima e penna a lei. Spero di esser riuscito, con la pubblicazione del mio libro, a non aver disatteso le sue aspettative.

Un lavoro di ricerca storica notevole, immagino le molte informazioni, testi da consultare, verificare: come riesci a dare il giusto peso fra le tante voci che spesso possono rivelarsi contrastanti?

M: Le fonti sono state tante, non puoi immaginare quante, ma per lo più di contesto e di ambientazione. Ho studiato tanti storici coevi e moderni, e ho ricostruito eventi anche poco noti avvenuti negli anni in cui Martia è vissuta come, per dirne uno completamente sconosciuto, l’incendio della nascente chiesa del Gesù Nuovo, capitato in pieno conflitto tra domenicani e gesuiti. All’interno di questa fitta rete di eventi reali, ho inserito la mia ricostruzione della vita di Martia, e ne è nata una storia completamente diversa dalla traccia principale dei versetti di Giovanni della Carrettola. Ma, beninteso, non è che la contraddica, anzi: con essa si svelano i risvolti che lo stesso poeta era stato costretto a omettere per attraversare indenne le maglie strette del controllo del Santo Officio. Tutte le informazioni, poi, le ho shakerate ben bene, e ne ho fatto un libro corale. Dosare le voci è una delle arti principali e più difficili di uno scrittore.

La storia di Martia Basile è stata censurata da Benedetto Croce; il poemetto di Giovanni Della Carrettola, sussurrato tra i vicoli di Napoli, per non dimenticare, è stato quasi bandito: secondo il tuo parere, perché, realmente non si voleva parlare di Martia, della brutalità dei suoi aguzzini, dell’orrore subito, ma soprattutto di un processo sommario senza attenuanti? 

M: La storia di Martia era molto popolare ai suoi tempi, e lo fu fino a tutto l’Ottocento. Ai tempi del suo cantore Giovanni, e quindi parliamo del XVII secolo, i poemetti come il suo erano usati come una sorta di ammonimento moralistico. La giustizia all’epoca si basava molto sulla spettacolarizzazione e sull’idea di suscitare il terrore della punizione: le pene erano scelte in modo che fossero terribili proprio per questo. Nel XIX secolo, il contesto socio-economico e culturale era completamente diverso: la società era dominata dal perbenismo borghese. È allora che si cercò di censurare Martia e la sua lotta per la vita: troppo scabrosa per divulgarla. Ed ecco che sono arrivato io a renderle gli onori che merita.

Oggi Martia avrebbe avuto giustizia? Sarebbe stata legittimata delle sue azioni? 

M: È difficile dire, il mondo è completamente cambiato. Martia non sarebbe diventata moglie a dodici anni e, probabilmente, avrebbe sciolto il suo matrimonio da don Muzio Guarnieri con il divorzio. Ciò non toglie che avrebbe potuto comunque essere vittima di una società contemporanea, che è ancora profondamente maschilista poiché la nostra cultura ha preso in eredità inconsapevole proprio quei dettami del Concilio tridentino che relegarono le donne a esseri umani di serie B. Martia, inoltre, sarebbe potuta diventare una delle tante mogli o fidanzate uccise dai loro partner: in pratica, la vittima di un femminicidio. Il senso profondo della storia di Martia è che la donna, almeno nei fatti, è ancora lontana dall’aver guadagnato una completa equivalenza con l’uomo. In ogni caso, nessuno, nemmeno oggi, potrebbe assolvere Martia dal viricidio del marito.

Martia potrebbe dunque rappresentare un’icona di ribellione alle nefandezze machiste del passato nonché del futuro?

M: Assolutamente sì! Martia si è ribellata contro chi le voleva togliere il diritto alla vita e a vivere secondo i suoi desideri e le sue aspirazioni. Martia rivendica il diritto a scegliersi il partner che preferisce, o a educare le figlie come vuole. Lei è curiosa, è coraggiosa, è una donna dalla personalità complessa e affascinante che attrae e spaventa gli uomini del suo tempo ma, secondo me, con il suo carattere indomito, farebbe paura anche a molti uomini nostri contemporanei.

Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?

M: Non sono osservante ma un osservatore, libero e critico. E, dal mio personalissimo colle, osservo che con la scusa della fede si siano commesse atrocità incommensurabili, e trovo molto ipocrita che, secoli dopo, qualcuno senta il bisogno di scusarsi. Il mio rapporto è di assenza reciproca: non c’è niente fra noi.

La vera Storia di Martia Basile, un titolo che intrinsecamente fa riflettere sulla veridicità degli scritti del passato: sono state narrate delle imprecisioni su ciò che accadde alla giovane Martia?

M: Più che imprecisioni sulla sua vita, Martia ha subito un giudizio negativo basato su preconcetti e bigottismi. La ragazza fu condannata non tanto per aver infranto il codice penale quanto per aver sfidato le leggi morali e sessuali del suo tempo. Per questo, il mio sforzo è stato soprattutto quello di raccontare la storia di Martia sfrondandola da tutte le sovrastrutture moralistiche per metterla a nudo, anche a rischio di una certa crudezza narrativa. Il poemetto di Giovanni, sebbene appassionato, la dipinge come una donnaccia, e ciò fu un chiaro pretesto per assecondare la morale dell’epoca: se non lo avesse fatto, d’altronde, il suo canto non sarebbe giunto fino a noi perché l’avrebbe bloccato la supervisione censoria del Santo Officio.

Ne La vera storia di Martia Basile si ripercorrono in modo particolareggiato gli eventi del tempo, tra l’epidemia di peste, sortilegi, riti protettori; le descrizioni sono suggestive tanto da respirare il clima ferroso del sangue, del sudore, del cuoio ingrassato, ma soprattutto della paura della morte. Martia ha tentato fino alla fine, ha pregato in una grazia che non le è stata concessa, ha supplicato davanti al patibolo, un ultimo gesto disperato che non l’ha salvata. Come scrivi Martia si è aggrappata alla vita fino all’ultimo.

M: Un romanzo storico non può prescindere dagli avvenimenti di sfondo, anzi, più essi si integrano alle vicende raccontate e maggiormente diventa appassionante e realistico. Gli ultimi momenti della protagonista, per esempio, sono romanzati ma assolutamente veri, ispirati alle confessioni rilasciate alla confraternita dei Bianchi di Giustizia. Lei si afferrò alla vita fino all’ultimo secondo, era disposta addirittura a barare e a rimischiare le carte in gioco pur di prendersi un attimo di vita in più. Quello di Martia fu un atteggiamento d’amore estremo, perciò incarna un modello di coraggio attualissimo.

Per stuzzicarti un po’…

Un buon autore è anche un ottimo lettore?

M: Non può essere diversamente! Io mi ritengo un avido lettore sin dall’adolescenza: prima di tutto, ho letto i classici della letteratura mondiale, e poi anche i contemporanei. La lettura è una malattia per la quale, fortunatamente, è impossibile una cura. Del resto, sono convinto che uno scrittore non possa esimersi dal leggere, e pure con un certo accanimento: chi evita, ha seri problemi… È altresì vero che trovare buona letteratura, oggi, è sempre più difficile. Oltre a una scarsa qualità dilagante, e alle scelte suicide di certi editori che tendono sempre di più all’omologazione della parola, ci sono troppi scrittori della domenica malati di narcisismo che, pur di vedere il proprio nome su un volume pubblicato, sono disposti a pagare presunti editori. È come se un medico fosse disposto a pagare per visitare un paziente. Non è assurdo?

Il genere storico è ormai sdoganato dai passati concetti legati alla saggistica, divenendo un genere decisamente attuale e ispirato, negli ultimi anni sono cresciuti in modo, quasi esponenziale, gli autori che si cimentano nell’oscurantismo medioevale solo per citare un esempio, cosa ne pensi?

M: Il Medio Evo è un’epoca affascinante, ben lungi, però, dall’interpretazione stereotipata che la dipinge con la famosa etichetta, assolutamente deviante, dei “secoli bui”. È stato un periodo lunghissimo durato 1000 anni durante il quale sono avvenuti grandi sconvolgimenti e trasformazioni, e che offre materiale non soltanto sterminato ma anche di grande interesse per uno scrittore. Anch’io, ti confesso, attualmente sono impegnato a scrivere un libro ambientato durante il tramonto del Medio Evo, un’età crepuscolare in cui cominciano a crollare i valori cavallereschi.

Progetti per il futuro? Ci sarà una nuova protagonista al femminile?

M: Come ti ho appena accennato, continuo a lavorare nel filone del romanzo storico ma scriverò di una dinastia europea: una storia fosca e affascinante che spero possa essere offerta ai lettori al più presto. Ebbene, sì, ci sarà pure un personaggio femminile, ovviamente di altissimo livello… ma è ancora top secret!

Per salutare Maurizio rinnovo i miei complimenti per averci fatto incontrare la bellissima e purtroppo sfortunata Martia, ma soprattutto ti ringrazio per aver dato respiro a una tematica, purtroppo quotidiana, la violenza sulle donne è aberrante e vergognosa, a volte non ci sono parole…

Grazie Maurizio.

M: Grazie a te, Martia ha bisogno di tutto il supporto per essere conosciuta. Io ho fatto il mio, e continuo a farlo ogni giorno: ora tocca ai lettori come te passarsi il testimone perché non ritorni a morire nell’indifferenza.

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