Quando cavalcavo i mammut di Paolo Romano ~ Scatole Parlanti edizioni

Quando cavalcavo i mammut di Paolo Romano

Scatole Parlanti, 2020

Pagg.170

Recensione di Loredana Cilento

Il cinquantenne Luigi Giavatto, più solo che single, impiegato al Tribunale, parte per un breve viaggio in Sicilia col vecchio padre: l’occasione attesa una vita per risolvere un rapporto indecifrabile, la chance di superare un totem di incomprensioni. Ma presto questa avventura si dilata per digressioni e flashback, vita possibile e vita sognata. Sullo sfondo la Roma caotica di uffici e burocrazia, specchio dell’inazione del protagonista. Nell’alternarsi di stili e piani narrativi, vanno in scena la storia di una nevrosi e la fragilità di un uomo senza qualità, sempre minacciato dall’ingombrante fantasma paterno e l’idea della sopravvalutazione del sesso nelle relazioni umane. Rapporti disastrosi con le donne, l’adolescenza, gli intrallazzi, le corsie d’ospedale, diventano una girandola dal finale inatteso.

Lo scrittore e giornalista Paolo Romano ritorna in libreria con il suo secondo romanzo Quando cavalcavo i mammut, Scatole Parlanti 2020, dopo il successo de La formica sgemba, 2019.

Un viaggio imprevisto porterà, nella pittoresca Sicilia, Luigi Giavatto e l’anziano padre in uno sgangherato viaggio, soprattutto interiore, dove tra memorie e flashback i due uomini prenderanno coscienza di quelle piccole incomprensioni che per anni li hanno divisi, in una suprema ultima occasione.

Non credeva, Luigi Giavatto, ci fosse tanto da dire su suo padre e quindi, nel corso degli anni, quando saltava fuori l’argomento, se la cavava con poche parole;non era difficile chiuderlo in un perimetro né era un rapporto complesso nella superficie. Ci sono relazioni complicatissime, si snodano in modo tortuoso lungo le esistenze, ma in realtà sono assai meno profonde e complicate del previsto.Amori tormentati , violenti, burrascosi, appassionanti, insonni, spesso semplicemente sbagliati.

LG è un 50enne intrappolato in una vita pigra, ammuffita come le scartoffie del Tribunale, presso cui lavora. Il ritratto dei cinquantenni di oggi, visto attraverso il gap generazione tra padre e figlio, in un contesto socio-culturale spesso insufficiente che polarizza sulla collettività più che sull’individuo.

Geniale e ironico, Quando cavalcavo i mammut, è stata una piacevole sorpresa, la sua costruzione è davvero particolare, a partire dalle note a margine, che sono esse stesse parte della narrazione: il plot narrativo basato sulla tecnica dei piani temporali è sapientemente utilizzato, l’espediente, il topos letterario, è il viaggio che funge da collante tra i due protagonisti, Deus ex machine.

Lo stile ricercato si alterna a una più modesta ed essenziale forma linguistica, appassionando il lettore fino alla fine tra le ironiche nevrosi del solitario Luigi e la poca propensione all’affettività del granitico padre.

Un’opera che manifesta ricchezza di linguaggio tra prosa e pensieri liberi, tra stupore e immaginazione.

Paolo Romano è nato a Roma nel 1974. Ha studiato Giurisprudenza e chitarra jazz. Scrive di musica su “L’Espresso”. Il suo sogno è – ancora – allestire una comune con Stanley Kubrick, Ludovico Ariosto, Charles Mingus e David Foster Wallace. Nel 2019 ha pubblicato La formica sghemba (Scatole Parlanti).

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