Tokyo – Stazione Ueno di Yu Miri – 21Lettere Edizioni

Titolo: Tokyo Stazione Ueno

Autrice: Yu Miri

Editore: 21lettere, 27 maggio 2021

Traduzione di Daniela Guarino

Recensione di Loredana Cilento

Io non ho mai portato foto con me. però avevo sempre davanti agli occhi le persone, i luoghi, i momenti che non c’erano più. Mentre indietreggiavo davanti al futuro, vivevo guardando sempre solo il passato. Non perché la malinconia o la nostalgia fossero dolci, ma perché non riuscivo mai a restare a lungo nel presente e il futuro era sempre spaventoso.

Ueno è un quartiere che si trova a nord-est di Tokyo, con all’interno un enorme parco, si può arrivare utilizzando la Yamanote Line e scendere alla stazione Ueno, il nostro protagonista Kazu Mori si addentra nel Parco di Ueno dove di solito sono seduti i senzatetto in prossimità del grande albero di ginkgo. Attraverso le intime riflessioni dell’anziano senzatetto, si ricostruisce la sua storia e quella di un Giappone che si prepara alle Olimpiadi del 2020, dimenticandosi di chi vive ai margini, gli invisibili, quelli che un tempo avevano una famiglia, una casa, un lavoro e che oggi vivono sotto i cartoni ricoperti di teli azzurri, uomini, donne che hanno perso tutto, strozzati dalla povertà, sprofondati nella disperazione e dall’abbandono, se cadi da una scogliera – riflette il protagonista- non sarai più in grado di rialzarli nella tua vita.

Parco di Ueno

Ma Kazu ha scelto di lasciare la sua casa, le cure di sua nipote, per non pesare più, per non essere più accudito dopo la morte della moglie Setsuko, dopo la disperazione di aver perso suo figlio Koichi nato il 23 febbraio del trentacinquesimo anno dell’era Showa, lo stesso giorno del principe ereditario. Ma Koichi è morto alla giovane età di vent’anni.

Yu Miri è un’autrice sudcoreana, vincitrice del National Book Prize per la miglior opera straniera, cresciuta in Giappone e di lingua giapponese, ritrae la società nipponica nel bene e nel male, senza puntare il dito nelle sue contraddizioni, ma estendendo lo sguardo sui limiti che anche una grande società possiede, nella sua modernità, che chiude gli occhi ai disagiati, quelli che sopravvivono, raccattando lattine di alluminio, quelli che possiedono poche cianfrusaglie in un carrello della spesa, quelli che devono sparire al passaggio dei dignitari imperiali.

Tokyo- Stazione Ueno è l’immagine pura delle bellezze giapponesi, un tour affascinante tra storia e religione, cultura e tradizioni: Yu Miri scandaglia con una eccezionale potenza narrativa, un Giappone contemporaneo legato comunque al suo passato millenario, attraverso la voce di Kazu, ci addentreremo nella cultura nipponica, i riti funerari, le tipiche pietanze, il sakè e le feste celebrative, i comunicati, le notizie del tempo di ieri e di oggi, Kazu ci narra la sua vita sempre al limite, dei suoi mestieri lontano da casa, per mantenere la sua famiglia, due figli e una moglie, delle sue difficoltà, ma anche e soprattutto le storie di chi come lui non ha più nulla. Una umanità che sopravvive tutti i giorni al malessere quotidiano in cerca di cibo, di rifiuti recuperabili, di qualsiasi cosa abbia un pur minimo valore.

Quando viene l’autunno si raccolgono i frutti sotto agli alberi di ginkgo, e dopo averli lavati e essiccati sulle stuoie si possono anche vendere. Se si raccolgono dai cestini della stazione i periodici di manga o i settimanali e li si porta a un negozio di libri usati ci si può fare qualche decina di yen l’uno.

(1 yen giapponese è uguale a 0,0075 euro)

La critica sociale di Yu Miri è pacata dai toni intimistici, è uno sguardo al di là del orgoglio nazionalistico, è frutto del delicato lavoro che ha portato la scrittrice a narrare le storie di chi vive agli angoli della società, dove la dignità è calpestata da una condizione al limite della sopravvivenza.

Tokyo – Stazione Ueno è stata una tra le più belle letture di maggio.

Autrice sudcoreana Zainichi, ossia nata e cresciuta in Giappone da genitori sudcoreani. La sua lingua madre, con cui scrive, è il giapponese. Nel 2011, dopo il disastro nucleare di Fukushima si è trasferita nelle zone colpite da terremoto, tsunami e radiazioni, trasmettendo con una postazione radio da campo, in cui intervista i sopravvissuti al disastro.

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