L’ascensore di Prijedor di Darko Cvijetić – Bottega Errante Edizioni

Autore: Darko Cvijetić

Titolo: L’ascensore di Prijedor

Editore: Bottega Errante, 2021
Traduttrice: Elisa Copetti

Recensione di Loredana Cilento

“… il Condominio rosso era davvero composto da due palazzi da tredici piani comunicanti che in effetti formano un condominio doppio, di 104 appartamenti, un «villaggio verticale» come lo chiamava costantemente Caka il postino. Oggi il villaggio verticale è sempre più vuoto, solo l’icore è rimasto dopo la schiusa di tanto male.

Darko Cvijetić è nato Rudnik nei pressi della città di Prijedor, di cui narra le storie del villaggio verticale, il condominio 101 che nel 1975 vide popolarsi di inquilini, operai, intellettuali di tutte le etnie famiglie serbe, musulmane – bosgnacche, jugoslave, croate, e soprattutto una miriade di bambini. Il condominio rosso doveva rappresentare un’eccellenza jugoslava. Cvijetić nel suo ultimo libro L’ascensore di Prijedor (Schindlerov lift – L’ascensore di Schindler) con l’appassionante traduzione di Elisa Copetti nell’edizione italiane di Bottega Errante, è diventato sin da subito un caso giudiziario con la nota marca svizzera di ascensori Schindler. Il caso nasce da una tragedia che lega la morte di una bambina, (di lì a poco si sarebbe avviata la più brutale pulizia etnica del Paese) che mentre giocava con l’ascensore fermo per mancanza di elettricità, infila la testa in un vetro rotto e la tragedia si consuma con il ripristino della corrente elettrica.

L’autore narra le storie degli inquilini che via via si sono stabiliti nei 104 appartamenti, divisi sui tredici piani, poi diventati dodici per ragioni di scaramanzia, e che hanno perso la vita tragicamente soprattutto durante il conflitto etnico nella Bosnia ed Erzegovina.

Nel Condominio rosso la morte si è sempre sentita particolarmente, e non se n’è mai andata a mani vuote.

L’ascensore di Prijedor sono scatti veloci ma potenti di coloro che hanno abitato nel grattacielo parafulmine mortuario dall’altezza di Icaro con ascensori (marca Schindler), sono le storie di bambini che ergevano un Tito di cartone che marcirà nel frutteto del povero vecchio Taib, straziato dalla morte della figlia investita dal suo vicino Hamdija Kurtović;; è anche la storia di un padre che deve riconoscere il suo amato figlio ucciso al fronte e gettato nelle fosse comuni, scambiato successivamente un morto per un morto, o quando durante le incursioni militari prelevavano ” i traditori” per trascinarli all’esterno in una pubblica esecuzione.

La moltitudine di etnie che si mescolavano nel condominio, prima del 1992 vivevano delle semplici storie quotidiane, tra feste e pettegolezzi, fra il fragore dei bambini e una chiacchierata sul pianerottolo, la guerra li inasprisce, l’odio scorre come il sangue versato per la follia di una guerra assurda.

E dove sono tutti gli ubriaconi locali, condominiali: Lazo Miljević, Čedo il Bugiardo, Boro Đuđić, il vecchio Ackov e nonno Horvat, il professore di serbo Džolić, Aki Bašić (il padre di Đani), Henić Faruk, Drago Kondić “Copija” (il vecchio di Saša Kondić), Vlado Došen (padre di Baja), il vecchio Zec (cameriere di Ljubija)… Sono quasi tutti morti, senza aver superato la sessantina. La guerra ha tolto a quelle morti ogni fascino romantico trascinandole in una vera tragedia alla Dostoevskij, che non potevano né sapevano gestire. La guerra ha dato alle kavane gli archi del tempio e un aspetto salvifico. La rakija è stata l’anestetico basilare per la trasformazione degli operai in soldati, nazionalisti, brutalmente sfruttati per uccidere il proprio paese.

Come si può leggere, il titolo originario Schindlerov lift – L’ascensore di Schindler, non è da attribuirsi alla nota casa svizzera degli ascensori, ma più propriamente alla pellicola di Steven Spielberg Schindlers List,.

Al di là delle polemiche il nostro sguardo di sofferma sulle riflessioni che il poeta e drammaturgo Darko Cvijetić, ci invita a leggere, con assoluta obiettività, l’autore scandaglia un periodo buio del suo Paese, in cui nulla era dato per scontato, soprattutto la vita, vuoi per una assurda coincidenza, vuoi per un destino scritto da chi ha innescato l’odio e la violenza, vittime, carnefici, ma sicuramente sarebbe sbagliato negare.

Attorno alla città natale dell’autore nei primi anni novanta, tutto era cambiato, deformato dai campi di detenzione, campi di concentramento, assedi costanti, e il riverbero degli spari echeggiava come una campana a morte, oggi si tenta minimizzare, talvolta di nascondere, ma le cicatrici non possono negare ciò che è stato, come scrive nella postfazione Federica Manzon:

La Prijedor di oggi vorrebbe ignorare i criminali di guerra
che nelle nuove estati tornano in città per le vacanze, e nei
bar e nelle strade incontrano coloro che hanno picchiato
nei campi, ma Darko Cvijetić scrive e scrive e riporta tutto
a galla. Non si può far finta di niente

Darko Cvijetić scrive e vive ancora oggi nel condominio 101, quel villaggio verticale che ha visto la morte di molti inquilini, non esistono più i giochi di una volta, i Tito di mattoni, o i pupazzi di neve, esiste solo il ricordo sbiadito di chi ha percorso le gradinate dei tredici piani, di chi ha preso l’ascensore anche da morto.

L’ascensore di Prijedor è un libro che vi invito assolutamente a leggere, per me è stata una lettura eccezionale!

3 risposte a "L’ascensore di Prijedor di Darko Cvijetić – Bottega Errante Edizioni"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: