Cronaca di una guerra, Giorni maledetti di Ivan Bunin – Voland edizioni

Titolo: Giorni maledetti

Autore: Ivan Bunin

Editore: Voland

Pagg:224

traduzione e cura di Marta Zucchelli

Recensione di Loredana Cilento

“Ieri, prima che diventasse buio, siamo andati a fare una passeggiata. Sull’ anima un peso indicibile. La marea umana che invade oggi le strade è fisicamente insopportabile, non ne posso più di questa marmaglia bestiale, sono sfinito. Se solo si potesse riposare, fuggire da qualche parte …”

Ivan Bunin è stato il primo scrittore russo a ricevere l’ambito Premio Nobel per la letteratura, la motivazione della scelta è per la rigorosa maestria con cui l’autore sviluppa la grande tradizione della prosa russa, grazie alla lungimiranza della casa editrice Voland e all’eccellente traduzione di Marta Zucchelli, possiamo leggere un grande capolavoro mai tradotto in Italia, Giorni Maledetti, la cronistoria della guerra civile in Russia tra il 1918 e il 1919.

Sono giorni maledetti per lo scrittore russo, la rivoluzione incombe, i dialoghi raccolti per le vie e le strade dai comuni cittadini, ma anche tra le personalità del tempo, tra gli artisti, leggendo i giornali, Bunin elabora, in forma diaristica un’opera fondamentale per conoscere il clima di tensione e terrore che si respirava al tempo. Profondamente avverso al comunismo, l’autore lascerà la sua terra natia, ma continuerà a sostenere i suoi ideali.

Nella loro terribile indifferenza all’epoca della guerra, hanno delittuosamente mentito sullo slancio del popolo, anche quando persino un bambino si sarebbe accorto che esso era stanco della guerra. Qual è l’origine di questa indifferenza?

Bunin giorno per giorno, annota, sottolinea riporta conversazioni, stati d’animo, speranze di chi vive quell’immane follia che cambierà per sempre il volto della Russia: è anche il ritratto artistico dei suoi colleghi, poeti, scrittori, talvolta in disaccordo, scontrandosi e incontrandosi in animate discussioni.

C’è rabbia e rimpianto nelle parole di Bunin, c’è l’amarezza che quella catastrofe porterà via ciò che di luminoso era stato fino ad allora, c’è la convinzione che una cicatrice indelebile solcherà per sempre la vita umana e artistica, Bunin ha interpretato la storia russa tra il passato e il presente di allora anche attraverso gli scritti delle celebri personalità, poeti e scrittori.

Un’opera necessaria che attraverso un occhio scevro dai sentimentalismi romantici, acuto, asciutto e senza fronzoli ci illumina sulla rivoluzione bolscevica senza risparmiare un popolo non senza pregiudizi e soprattutto vittima e carnefice degli eventi che sconvolsero la Russia agli occhi degli europei.

Ivan Bunin, poeta e narratore (1870-1953) di valore assoluto, è stato il primo scrittore russo a essere insignito, nel 1933, del Premio Nobel per la letteratura. Personalità severa e aristocratica, all’indomani della guerra civile sceglie l’esilio e nel 1920, insieme alla compagna e futura moglie Vera, si stabilisce in Francia dove rimarrà sino alla morte. Tutta la sua produzione è percorsa da un sentimento di dolente amore e rimpianto per la “sua” Russia, eterna e per sempre perduta.

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