Simbolismo e metafora in Se fosse di Helle Helle – Scritturapura edizioni

Titolo: Se fosse

Autore: Helle Helle

Editore: Scritturapura, 2021

pagg: 100

Traduzione di Bruno Berni

Recensione di Loredana Cilento 

“Per distrarci giochiamo a cantare a turno mentre camminiamo. È una proposta sua. Lei sceglie Conosco un nido di allodole, sa tutti i versi. Io la seguo zoppicando. Ha una voce sorprendentemente pura e limpida. Si volta sotto il mantello e mi sorride mentre canta.”

Perdersi e poi ritrovarsi, questo il tema centrale del nuovo libro tutto al femminile della scrittrice danese Helle Helle, all’anagrafe Helle Olsen, nata a Nakskov, ha studiato letterature comparate all’università di Copenaghen e ha poi frequentato la Forfatter Skolen, la Scuola che ha formato tutte le ultime generazioni di scrittori danesi: torna in libreria per Scritturapura, con l’eccezionale traduzione di Bruno Berni, con Se fosse.

Due donne si incontrano e si perdono nella foresta mentre stanno facendo jogging, non riescono a ritrovare il sentiero e così decidono di fermarsi per la notte trovando un riparo, ma la notte incombe, i pensieri sussurrati, la sete che brucia la gola, la fame, metteranno a dura prova le due donne, ma tutte queste sensazioni, questi stati d’animo non sono altro che un riflesso traslato della vita, una metafora di vita vissuta tra professione, lavoro e amori perduti.

Se fosse è un romanzo che nella sua brevità racchiude molteplici riflessioni: fortemente simbolico attraverso le descrizioni essenziali e sostanziali, come del resto è la scrittura di Helle, una sintassi semplice che descrive un’ambientazione selvatica, ramificata di alberi, cespugli, foglie bagnate, un’aria che brucia la gola, sono tutti elementi visibili, oggettivi, che danno forti sensazioni di smarrimento, una vera e propria selva oscura di memoria dantesca, ma che alla fine ritroverà una luce liberatoria che sfuma sugli affanni e i tormenti della vita.

La narrazione è affidata a una voce in prima persona, una delle due donne, alternata a una in terza persona che ricorda la sua vita. Per ben due notti le donne saranno come intrappolate nella boscaglia danese, assetate e infreddolite troveranno un altro riparo più comodo e ospitale, ma saranno scrutate all’esterno da due bambini.

“La prima cosa che vedo è la sua faccia addormentata. Ho sognato l’erba. Il mio corpo è pesante e caldo. Lei è sdraiata dall’altra parte del letto, sotto la lampada, ma non è accesa. Tutta la stanza è illuminata. La sua guancia ha una contrazione, poi un’altra. La bocca s’increspa. Poi apre gli occhi, guarda dritto nei miei. Lo sguardo scivola di lato, il sorriso aumenta. Si tira su a sedere, il letto ci dondola sotto.

“Ciao”, dice, ma non a me.”

Se fosse è una perla che punta all’essenziale, a ridurre tutto ciò che a volte è superfluo nella scrittura ma anche nella vita, una sorta di less is more che punta alla perfezione, Helle Helle ci ha regalato un piccolo, grande capolavoro!

Helle Helle nel 2011 ha ricevuto il Boghandlernes gyldne Laurbær per questo romanzo, col quale è anche la candidata danese al Premio nordico per la letteratura.

Bruno Berni, nato a Roma nel 1959, ha studiato letterature nordiche e letteratura tedesca a Roma e Copenaghen. Dal 1993 lavora all’Istituto Italiano di Studi Germanici, dove è direttore della biblioteca e responsabile della ricerca, col ruolo di Primo ricercatore. Ha insegnato lingua e letteratura danese all’università di Urbino nel 1994-1998 e Pisa nel 2014-2015, e lingua danese alla LUISS di Roma nel 1996-2001. Ha scritto numerosi saggi e alcuni volumi su autori scandinavi, dal 1987 ha pubblicato un ampio numero di traduzioni di letteratura moderna e classica, soprattutto dal danese, ma anche da svedese, norvegese e tedesco, e recensito opere nordiche e tedesche per alcuni quotidiani. È in possesso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale per professore di seconda fascia per l’SSD L-Lin/15 ed è membro del collegio docenti del Dottorato in Studi Germanici e Slavi dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

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