Bruciati vivi di Daniela Stallo – Arkadia Edizioni

Bruciati vivi di Daniela Stallo

Editore: Arkadia, 2021

Pagg:186

Recensione di Loredana Cilento

Mestiere da schifo, lavori per fantasmi, presenze effimere, nomi che si confondono, visi che si sovrappongono. E tu, per loro, un nulla, una voce monotona della quale si abituano a carpire i segreti per fini personali. Non esisterò per nessuno.

Daniela Stallo, docente e scrittrice tarantina, attraverso le pagine del suo nuovo libro Bruciati vivi, ci accompagna nei recessi più profondi e segreti dell’anima di un’insegnante ormai (parafrasando Almodovar) sull’orlo di una crisi di nervi: stanca, intorpidita dalla routine quotidiana dell’insegnamento, ventinove anni in una scuola, ventinove anni “rinchiusa” in un mondo di comparse, maschere deformate da un flusso lento e lacerante che brucia la mente e l’anima.

Da settembre a luglio, un ciclo scolastico infernale, bruciante e logorante, scandito da giornate deprimenti e consuetudinarie, frammenti di una vita – scritti in forma diaristica- che sembrano spegnersi lentamente davanti a quel mondo che sembra non appartenerle più. Luisa Marinai guarda con occhi frustrati la quotidianità che si perpetua giorno dopo giorno, ora dopo ora, cena dopo cena in solitaria, con un marito distratto da trapani e attrezzi da ferramenta e quasi sempre assente, spostandosi con la sua auto per recarsi tutti i giorni, in un inferno scolastico, percorrendo quell’asfalto che sembra rovente nonostante la pioggia, e poi quella golf blu misteriosa sempre presente.

Emerge, caustica e sofferente, la percezione del fallimento e la pulsante sensazione di agire, di progettare l’ineluttabile, il delitto come espiazione di un male ancestrale che secerna un’umanità stanca, lisa nella mente e nel corpo. Alunni indifferenti, assopiti, demotivati, soggiogati, abbagliati  dalla globalizzazione digitale,  insegnanti ignavi e fagocitati nelle burocratiche attività amministrative, nelle compilazioni di questionari, relazioni, programmi…

Moduli, altri moduli. Compiliamo online un modulo per ogni situazione, un questionario, una griglia. Per chiedere un permesso, comunicare la situazione della classe, per dire del nostro benessere in aula, pallini neri vaganti che acchiappano in caselle rigide e spietate quello che vorrei dire con una sfumatura, con l’incertezza, con la mobilità del futuro. Comunichiamo per moduli e questionari. L’uomodirigente, con i suoi gilet catarifrangenti, sta dietro la porta a vetri.

La sua Luisa, che cita nella nota conclusiva, con un salto temporale di trent’anni era una donna triste, annoiata, e corrosa dalla rabbia, bruciata viva, come la protagonista del suo romanzo, affetta da quello che oggi viene definito, burnout, esaurimento nervoso. Credo che il lavoro anche il più soddisfacente in un certo senso possa logorare, Daniela ha evidenziato un malessere del sistema che pur funzionando, talune volte può incepparsi, le sollecitazione cui siamo esposti, i carichi psicologici hanno spesso contorni indefiniti che sfociano in alienazione e frustrazione, e infine nel silenzio, quello di Luisa…

Il mare è una macchia scura e untuosa. Neppure un barlume di Luna dietro la foschia umida di afa. Suono della risacca, non so a quando risale il ricordo dell’ultima prima di questa. Vedi, nessun altro rumore nella testa

Scegliere le parole giuste è come scegliere i colori per un dipinto, Daniela Stallo ha un’eccezionale capacità di trasmettere sensazioni che accendono la mente e il cuore, crea un mondo irreale, ma possibile, attraverso una narrazione suggestiva, la forza delle pagine ci spinge in una lettura trascinante e coinvolgente. 

È un libro sulla scuola – ha dichiarato l’autrice Daniela Stallo. All’inizio volevo scrivere dei meccanismi burocratici nella scuola, domande, trasferimenti, assegnazioni, cose che neppure chi ci sta dentro capisce fino in fondo. Forse cercavo io stessa un senso, o solo una spiegazione, credevo che scrivendo si sarebbe sbrogliato il groviglio di norme, leggi, leggine, commi, eccezioni. Poi, invece, la storia è andata per conto suo, è venuto fuori un racconto sul burnout dell’insegnante, sul loro stress, un diario di pendolarismo, non solo dei docenti.”

Daniela Stallo Nata a Taranto nel 1966, ha studiato giurisprudenza e ha vinto il concorso per la cattedra di diritto nelle scuole superiori presto. Ha iniziato a insegnare a 26 anni, in un professionale, in un paese del tarantino, dove già aveva incominciato a mettere da parte ricordi di colleghi e vita scolastica.

Giornalista pubblicista prima nel giornale diocesano, già dal liceo scriveva di libri e, poi, in un quotidiano cittadino, a Taranto, si occupava di questioni amministrative e sindacali. Vive a Pisa, dove insegna diritto, dopo molti anni di pendolarismo.

Bruciati vivi è il suo secondo libro. Il primo, una raccolta di racconti per ragazzi, è “La città sul mare”, racconti ispirati a Taranto.

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