Tutt’altro che calcio di Riccardo Balloi – Storie di amicizia e cambiamenti – Porto Seguro Editore –

Tutt’altro che calcio, il nuovo libro di Riccardo Balloi.

Avevo conosciuto qualche anno fa Riccardo con i suoi Racconti di un ottico solitario, oggi sono lieta di presentare la sua nuova pubblicazione Tutt’altro che calcio edito da Porto Seguro editore.


Cagliari, ai giorni nostri.
Il calcio, in città, conosce solo due realtà. Una è il Cagliari, l’altra è il famigerato Torneo di Is Mirrionis. Fondato nel 1990 in onore di un ragazzo scomparso, il torneo che prende il nome da uno dei quartieri popolari e universitari, è la più sentita tradizione per gli appassionati del calcio amatoriale. E di risse. Giulio è un cameriere di trent’anni, Signor Marco il suo datore di lavoro, nonché il fondatore della competizione, che per giunta non ha mai vinto. Troppo anziano per poter giocare, un bel giorno convince Giulio e i suoi amici a iscriversi, per cercare di riscattare le sue sconfitte del passato. Lo fa con una suggestiva motivazione: è malato di cancro e nelle mani dei ragazzi risiede quella che potrebbe essere la sua ultima volontà.


Sono una brigata di improbabili cialtroni, i cinque malcapitati che si ritrovano a calcare il campetto della chiesa sconsacrata, ma sono in buona compagnia. C’è Roberto, un ex pugile che accetta di allenarli, c’è signor Cinus, l’anziano signore che non si perde una partita e nasconde due grandi segreti, c’è un certo Kawasaki, ossessionato dalla sua sete di vendetta per un’aggressione subita.
L’arbitro è solo uno: un avanzo di galera che tutti chiamano Cinciripini. Una persona risoluta, calma e dal carattere carismatico. Ha un ergastolo da scontare, ma è agli arresti domiciliari per una finta poliomielite. È l’unico arbitro al mondo che non viene mai contestato. Signor Marco, forse l’unico vero protagonista, ha la più grande battaglia da affrontare: non è la leucemia, ma quella che i veterani definiscono la maledizione dell’Is Mirrionis.
Un uomo misterioso agisce nell’ombra, ciò che dice, ciò che fa, appare avulso da tutta la vicenda, ma non lo è. L’Is Mirrionis è una enorme spirale, al centro della quale calamitano tutte le loro storie. Non è solo di calcio che si parla. È dell’amicizia, di come, crescendo, il cambiamento sia inesorabile, nonostante lo si combatta. Tutt’altro che calcio è un breve romanzo dedicato a chi, ogni tanto, se ne sta seduto all’aperto, poggiato a una serranda abbassata, o su una panchina di un giardinetto, con l’aria di chi pensa che sia sempre troppo presto per le cose più importanti.

L’autore

Riccardo Balloi è uno scrittore dilettante di trentasette anni, che da poco ha realizzato il suo sogno di vedere il suo libro nella vetrina di una libreria. Rimasto orfano ben prima dell’adolescenza, vaga di casa in casa, da uno zio all’altro, finché non viene ammesso in un convitto a Spoleto, in Umbria.
Dopo la laurea in Storia, nella speranza di poter entrare a lavorare nel campo biblio/mediatecario, consegue un Master universitario in restauro e conservazione dei beni cinematografici, e diversi tirocini. Il tutto, conclusosi con una serie di calci nel sedere, invece che lavoro. Attualmente fa l’ottico.
La sua grande passione sono i gatti, i cani, l’elefante e i libri, meglio se tutti insieme. Poi odia il calcio, come lo odiano i tifosi di una squadra che porta il nome della propria città: mangiando panini e bevendo birra sotto la pioggia in una curva nel mese di Febbraio. Crede di essere anarchico ma si sbaglia: è un isolano indipendentista.

Scrive racconti, romanzi e qualche poesiola.

Riccardo ha dichiarato:

L’idea da cui viene fuori la storia di Tutt’altro che calcio, ha radici molto lontane. Tutti noi siamo stati bambini, e abbiamo avuto un padre, un fratello o uno zio che ci raccontava le storie e le malefatte dei propri conoscenti. C’è chi aveva un amico famoso, chi uno che era capitano di una nave da crociera, chi conosceva il presidente di una multinazionale. Gli amici dei miei fratelli, invece, avevano soprannomi di quartiere, non facevano nulla durante le proprie giornate e avevano una grande passione per le sfide, meglio se a botte. Uno dei miei fratelli mi raccontava che conosceva un tizio che faceva un’arte marziale stranissima, e aveva il potere di sparire, oltre che di mandarti al tappeto toccandoti col palmo della mano.
Io, dal canto mio, ho la mia, di ossessione, ed è ricordare. Mi sembra di vederli tutti, i personaggi che giravano sotto casa, nel quartiere di Mulinu Becciu a Cagliari. C’era uno che, ogni volta che poteva, cercava di manomettere i meccanismi del cancello automatico dei palazzi, un altro che prometteva di “stendere con un pugno” quello del tuo condominio, che era quello per cui, ovviamente, facevi il tifo. C’era quello che raccontava di avere insultato una ragazza in sovrappeso, e di essere stato preso “a calci nella schiena” da lei stessa.
Ecco, tutte queste cose, a un certo punto, le ho buttate giù, le ho romanzate, e ho inventato la trama di questo mio libro.

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