I prodigi della città di N. di Robert Perišic – Bottega Errante Edizioni

Titolo: I prodigi della città di N.

Autore: Robert Perišic
Traduttrice: Elvira Mujcic

Editore: Bottega Errante Edizioni

Pagg:400

Recensione di Loredana Cilento

“L’élite comunista era acqua fresca rispetto a quella che si sta formando ora con questi nuovi e quei vecchi che hanno cambiato bandiera. Prima c’erano leader senza proprietà, questi di adesso stanno diventando proprietari e a gran velocità. È una cosa diversa, ragazzo. Questo qui ora diventa proprietario e non lo cacci più. Puoi avere anche le elezioni, ma non lo manderai via. Lui sarà proprietario, quindi al potere, qualsiasi cosa voti. ”

Un luogo immaginario, un luogo dove tutto sembra essersi fermato agli anni Novanta, un luogo dove la guerra ha trasformato l’ideologia socialista in un capitalismo selvaggio, ma che ha lasciato dietro la memoria di un tempo sospeso, fatto di fabbriche abbandonate e locali fuori moda con vecchi poster degli anni Ottanta. Robert Perišic ritrae quelli che sono i cambiamenti di una società tra passato e presente nelle vite degli abitanti della piccola città senza nome che possiamo intuire sia tra la Croazia e la Bosnia ed Erzegovina. I prodigi della città di N. edito da BEE con la traduzione di Elvira Mujcic.

Due cugini, Oleg e Nikola si propongono come investitori per riaprire la fabbrica di turbine ormai dismessa, per conto del Colonnello, capo di stato di un paese del Nordafrica, cui serve una turbina modello 83-N, ribattezzata dagli operai troika, quegli stessi operai che un tempo lavoravano nella fabbrica e che ora sembrano avvolti in un profondo ottundimento soprattutto psicologico. Oleg chiede al vecchio ingegnere Sobotka di selezionare il personale tra gli ex operai e di autogestire il lavoro per riattivare la turbina.

Molte storie si intrecciano, e si dispiegano pagina dopo pagina in un libro che guarda al passato degli uomini e delle donne della città di N. dopo la guerra, che ha inevitabilmente influenzato il loro futuro.

Il vecchio Sobotka ormai solo, abbandonato dalla famiglia per sfuggire al conflitto, sorte toccata a molto profughi nel Nord Europa, come il suo amico Slavko, perduto in un mondo tutto suo, entrambi con un rapporto quasi inesistente con le figlie. Due vite spezzate a metà tra il nuovo e il vecchio mondo.

“Gli anni Novanta lo spezzarono. La fabbrica chiuse definitivamente nel trambusto della dissoluzione del vecchio sistema e del Paese stesso. Nel giro di poco scoppiò la guerra. Siccome Sobotka non ci voleva credere, quando scoppiò davvero ci fu giusto il tempo per Zlata e le figlie di fare in fretta le valigie. Riuscirono a uscire con l’ultimo convoglio da un territorio che a breve sarebbe caduto in un isolamento durato anni.”

Ognuno dei personaggi ritratti ha una storia alle spalle fatta di delusioni, amori, rivoluzioni e fallimenti, lo stesso Oleg, un piccolo trafficante di armi, è vittima del crollo del sistema. cresciuto con lo zio, padre di Nikola, un vecchio attore perso nei ricordi del ormai tramontato socialismo che non accetta il cambiamento: Oleg vuole emergere, vuole appartenere alla nuova classe capitalista, ma è inevitabile per lui, sporcarsi le mani per raggiungere l’obiettivo. Un tema quello dell’appartenenza che si celebra in un’opera che scardina ogni certezza sulla corsa al consumismo capitalista, vanificando, però, ogni tentativo di modernizzazione, lo Stato politico sembra assente, la disoccupazione pullula come un virus impietoso che pietrifica gli abitanti della piccola città chiamata sarcasticamente “culonia“. Il tentativo di riattivare la fabbrica attira però l’attenzione dei criminali locali che generano caos e morte.

“Aveva continuato ovviamente ad andare a Mrok, come gli altri mrokesi della sua generazione, perché in realtà avevano da sempre sognato, forse per colpa dei film americani, di vivere nel capitalismo, nel quale programmavano di essere capitalisti, ed era altamente possibile che ragionasse così la maggior parte degli abitanti dei Paesi una volta socialisti. ”

La narrazione vede protagonista le molte storie individuali e le conseguenze del conflitto nelle provincie della ex Jugoslavia, le donne arrancano per guadagnarsi un piccolo posto al sole, hanno sofferto, hanno amato e sono state abbandonate, sono storie che si rivedono nei volti di chi ha vissuto drammaticamente la sanguinosa guerra civile.

Jonathan Franzen ha così definito l’autore: Robert Perišic è una luce luminosa di intelligenza e scintillante ironia. E io non posso che esserne d’accordo, I prodigi della città di N. è un libro illuminate, carismatico, pura letteratura.

Robert Perišić

(Spalato, 1969) è giornalista freelance e scrittore. Il nostro uomo sul campo (uscito in Italia per Zandonai nel 2011) è stato il libro più venduto del 2008 in Croazia ed è stato tradotto in moltissime lingue. È considerato uno degli autori più talentuosi della sua generazione per la sua abilità nel catturare l’essenza di una società in rapida trasformazione attraverso i taglienti ritratti degli antieroi di cui è composta.

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