La cercatrice di funghi di VIKTORIE HANIŠOVÁ – Voland Edizioni

Titolo: La cercatrice di funghi

Autrice: Viktorie Hanišová

Editore: Voland

traduzione di Letizia Kostner

Recensione di Loredana Cilento

“Quando sette anni fa la porta dell’ospedale psichiatrico di Dobrany si schiuse alle mie spalle, mi sentivo più forte che mai. Ce la farò, ne ero certissima, non ho bisogno di dottori né di pillole, sono completamente a posto”

Astro nascente della letteratura ceca, Viktorie Hanišová, ha esordito nel 2015 con Anežka, i suoi libri sono tradotti in spagnolo, catalano, tedesco, croato, polacco e arabo, La cercatrice di funghi è il suo terzo romanzo, pubblicato da Voland Edizioni con la straordinaria traduzione di Letizia Kostner.

Colombine, tignose vinate, mazze di tamburi, sanguinelli e prugnoli, la giovane Sára conosce ogni specie di funghi che crescono nella Selva Boema, ogni mattina di buonora si infila gli scarponi usurati in pelle del padre, agguanta il cestino e lo strofinaccio e s’incammina nel sentiero. Sára per poche corone vende i suoi funghi all’ Ovolaccio consegnandoli al Tricheco, un cuoco sornione che preferisce usare i gesti alle parole, ma sicuramente il miglior cuoco di Sušice, le consegna i soldi che lei custodisce in barattolo di latta. La sua catapecchia conserva i ricordi di un tempo passato, una foto incorniciata in cucina che ritrae la sua famiglia prima della sua nascita, sembra una famiglia felice, è ciò che Sára immagina.

Dopo la morte della madre, una figura appesantita stanca e inquieta, i fratelli maggiori le danno il tormento per l’eredità; il nuovo gestore della locanda ha grandi progetti di rinnovamento in cui la Selva Boema rappresenta un nuovo business turistico, basato sulla guida ai funghi, e poi un’amicizia con il giovane Vojta che oltre a regalare un libro: Sputerò sulle vostre tombe, l’accompagnerà nei boschi alla ricerca di esemplari introvabili di funghi.

Il sentiero, per Sisi non ha segreti, percorre, senza paura, venticinque chilometri, il sentiero non rappresenta un bosco oscuro, la sua oscurità è rappresentata dal suo passato, segreti inconfessabili e drammatici le attagliano l’anima, Sisi inizia un viaggio di ricordi che la porterà ad affrontare i suoi fantasmi, lunghe notti insonne costellano la sua anima tormentata come la polvere che sovrasta la sua valigetta dei tesori d’infanzia.

Ho solo due mani, la destra per il cestino e la sinistra per uno di voi

A vincere quel gioco famigliare era sempre la piccola Sisi, anche se lei i funghi proprio non li sopportava, si sforzava, non erano i funghi il suo obiettivo ma un mezzo, lo strumento che le permetteva di stare con suo padre.

Sisi si è trincerata in una selva dantesca fatta di solitudine in un ritmo cadenzato, lento, un luogo simbolico dove la percezione della realtà è contaminata dallo spegnimento del suo corpo che trascura volutamente, come trascura la sua igiene, tanto i funghi viscidi le lasciano una pellicola scura quasi indelebile.

La scrittura di Viktorie Hanišová tratteggia con una lingua fine a se stessa una figura letteraria così potente da riuscire a suscitare un’empatia tale da assecondare i rituali quotidiani della protagonista, seguirla su sterrati impervi del bosco o a ridosso di pericolosi burroni, e poi quei silenzi così rumorosi che fanno raggelare ogni possibilità di perdono.

Il lettore si sposta su due piani temporali, tra presente e passato, dall’infanzia della piccola Sára alle sue scelte da donna consumata e malinconica.

Viktorie Hanišová intreccia una storia familiare al regno dei miceti, nel sottobosco di una apparente nucleo casalingo, come metafora di vita, un simbolismo che, agli occhi altrui non è visibile, ma sotto al cappello, conficcato nella radice tutto si cela. Il bosco come potere salvifico, come un involucro che protegge e ristabilisce tranquillità.

La cercatrice di funghi è un romanzo potente, di fulgida bellezza, porterò sotto la mia pelle quelle sensazione, quelle emozioni che ha sprigionato pagina dopo pagina in un susseguirsi di compassionevole e profonda pietas.

Di tutte le categorie, il cacciatore è quella che mi somiglia di più. Va a caccia la mattina presto e non gli importa se raccoglie i funghi in una borsa di tela o in un cestino, non è quello il punto. Il punto per i cacciatori sono i trofei.

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