Sindrome da panico nella città dei Lumi di Matei Vișniec – Voland Edizioni

Titolo: Sindrome da panico nella città dei Lumi

Autore: Matei Vișniec

Editore: Voland,2021

Pagg:336

Traduzione di Mauro Barindi

Recensione di Loredana Cilento

Nei mie oltre venti anni vissuti nella Città dei Lumi avevo collezionato un’infinità di indirizzi di fantasmi. In effetti conoscevo più fantasmi che persone, e in effetti ero sempre stato attratto dai fantasmi. Insieme a loro avevo intrattenuto le più interessanti conversazioni e insieme a loro avevo fatto le più belle passeggiate per Parigi.

Leggere Sindrome da panico nella Città dei Lumi di Matei Vișniec, tradotto brillantemente da Mauro Barindi per Voland edizioni, è stata un’esperienza di lettura straordinaria ed esaltante.

Un libro sui libri, sulla letteratura, sulla difficoltà di pubblicare e non, una pseudo-biografia dell’autore nella Ville Lumière, nella Città dei fantasmi, Parigi fucina mondiale dei più grandi scrittori che ancora si aggirano per le strade, per le piazze e nei caffè, convinzione del sig. Cambreleng, un misterioso editore che istruisce un pugno di improbabili romanzieri sulla scrittura: François cacciato dal suo gatto di casa: la libraia Faviola la più sensibile alle sofferenze dei libri, nella sua libreria L’Arbre à Lettres, capace di distinguere l’urlo di un libro morente, bastava leggerne alcune pagine per tranquillizzarlo: Georges con il suo fidato Madox è dipendente dai notiziari, convinto che la gente nutre un bisogno ancestrale di notizie vere o presunte, un continuo ronzio dell’attualità, una conferma dell’esistenza: l’esule Jaroslava, e il profugo romeno Matei Vișniec autore della poesia La nave scritta nel periodo della dittatura di Ceaușescu, metafora degli anni del regime: il greco Pantelis poliglotta che successivamente dimentica le lingue conosciute dopo aver ricevuto un manoscritto in testa.

Ne la Sindrome da panico nella città dei lumi ci sono storie che si intrecciano a un vissuto surreale, la storia di una gobba o di un gatto fino alle teorie catastrofiche sulla scrittura in prima persona degli scrittori dell’est, la marcia verso il vuoto della prima persona, la civiltà umana minacciata da un orientamento narrativo triste e desolante. Il sig. Cambreleng giudica, biasima, inveisce, pur di guidare i futuri scrittori verso una scrittura nuova e geniale fino a quando Jaroslava entra in possesso di una serie di quaderni dalla copertina verdognola colmi di parole prese dalla strada, Cambreleng grida al Capolavoro!

Era vero le grandi città sono invase da parole, le parole circolano per la città come gli insetti frettolosi, ogni giorno l’industria della società dei consumi riversa su di noi parole fresche, ancora e ancora combinazioni di parole e cifre.

Le parole vivono, sono prese dai cartelloni pubblicitari, dalle insegne, dai cibi, dai vestiti, sono parole che l’umanità vive quotidianamente e da qui che si schiude una metafora verso un mondo universale sulla letteratura e suoi meccanismi, con una sferzante e pacata ironia sulle pubblicazioni delle case editrici e la promozione dei libri.

Un’ampia riflessione che si presta a diverse chiavi di lettura vera e propria anima di questo romanzo che ne decreta la sua genialità; con gustosa ironia e una versatile interpretazione sulle parole elementi portanti, pilastri della conoscenza, Matei Vișniec ci illumina in un crescendo di bonaria dissimulazione sulla retorica letteraria contestualizzata nel fervore letterario parigino da Cioran a Ionesco ai grandi di Montparnasse cuore pulsante della cultura parigina, fino ad accomodarsi ai tavoli dei caffè che hanno ospitato Sagan, Camus, Malraux, un tour letterario straordinario nella Città dei Lumi.

Matei Vișniec

Poeta, drammaturgo, romanziere, giornalista, è nato nel 1956 a Rădăuţi, nel nord della Romania. Trasferitosi nel 1987 in Francia per sfuggire alla censura di regime, è diventato negli anni il secondo drammaturgo romeno dopo Ionesco a imporsi nel panorama teatrale europeo. Sindrome da panico nella Città dei Lumi, suo secondo romanzo, è stato tradotto in francese, russo, ungherese e bulgaro.

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