Non andartene docile in quella buona notte di Ricardo Menéndez Salmón – Marcos y Marcos Edizioni

“Come scrittore, sono sempre andato in cerca dei miei libri, mi sono avvicinato a essi come fa un cacciatore con la sua preda. Invece questo libro è venuto a cercarmi, mi ha circuito come fa un corteggiatore con l’oggetto del suo desiderio. Questo libro non è un debito. Non è una vendetta. Neppure un omaggio. Questo libro è una necessità, una figura che devo scolpire, un marmo a cui devo strappare lo schiavo che racchiude al suo interno per liberarmi di lui una buona volta e poter andare avanti”

Titolo: NON ANDARTENE DOCILE IN QUELLA BUONA NOTTE

Autore: Ricardo Menéndez Salmón

Editore: Marcos y Marcos, 2022

Pagine: 192

Traduzione di  Claudia Tarolo

Recensione di Loredana Cilento

Non è sempre facile compenetrarsi con le vite altrui, non sempre riusciamo a capire gli stati d’animo, le emozioni, la rabbia, il rimpianto, neppure la gioia trascinatrice, e spesso coinvolgente, di un evento che dovrebbe rallegrarci per gli altri: è stato difficile tradurre in parole ciò che Ricardo Menéndez Salmón, nel suo ultimo libro, una biografía íntima, sincera. dura, che ha ripercorso le fasi della malattia di suo padre, colpito da un infarto all’età di 38 anni quando Ricardo ne aveva solo 11: Non andartene docile in quella buona notte, titolo che si ispira alla poesia, ben nota di Dylan Thomas, tradotto magistralmente da  Claudia Tarolo per Marcos y Marcos.

Ricardo Menéndez Salmón esplora, racconta come un documentarista le tre fasi culminanti della malattia, privato delle gioie e della normalità dell’infanzia, osservando giorno dopo giorno la lacerante disfatta di un padre che sognava una vita da attore, seppellendo la sua passione per un lavoro efficiente, colmando poi il vuoto con il veleno dell’alcol, con l’invenzione di una vita da film.

“Io, il razionalista, sono stato l’unico a tollerare e ascoltare la sua raccolta di vite inventate.”

Ma è anche la presa di coscienze di Ricardo, che se fosse stato costretto a non poter scrivere e doversi “guadagnare da vivere”, come suo padre con le assicurazioni, beh allora questa consacrazione avallerebbe il diritto alle bugia, a una distorsione della cruda realtà. 

“Negargli anche questo sarebbe un delitto.”

Figlio unico, grava il  peso di una decisione infelice, quella di portare lo stesso nome del padre, un’appartenenza che brucia la sua identità, mentre ai suoi figli ha reso omaggio – con i loro nomi – alla letteratura, a paesi memorabili, ha dato un’identità che non sia vittima di un marchio di fabbrica, 

I suoi libri, come afferma lo stesso autore, percorrono questa eredità, come una scarica elettrica, nei suoi personaggi, nella narrazione, nelle atmosfere che si respirano sin dai suoi esordi. La scrittura fa da anello di congiunzione tra l’ambiente familiare e la sua ascesa.

Un rimprovero? Un monito? Una colpa, quella di essere malato? Non credo sia questo il punto, credo che Ricardo abbia voluto esorcizzare quel dolore, dello stesso padre, nonché il suo, quella visione che giorno dopo giorno vedeva disgregarsi, in questo disfacimento morale e fisico, paragonabile a Fuoco fatuo,  di Louis Malle realizzato  nel 1963 adattamento  del romanzo di Pierre Drieu La Rochelle, ispirato al suicidio del dadaista Jacques Rigaut, pellicola che rappresenta l’annichilimento e la devastazione umana, un male che affascina nel suo abominio. 

“Un cuore fragile aveva fatto di mio padre un uomo indecifrabile, un fantasma che è sfuggito tra le mie dita di bambino come un corso d’acqua. L’alcol mi ha esposto all’uomo ubriaco, devastante nella sua insensatezza.”

Non andartene docile in quella buona notte è un libro  difficile, a tratti corrosivo,  di una bellezza disarmante,  un titolo che è contraddizione e consapevolezza, un viaggio nella memoria, nel passato, con un unico punto d’arrivo: la scrittura, quella di Ricardo Menéndez Salmón figlio, è fulgida, poetica, vibrante, un’opera a mio avviso necessaria.

Ricardo Menéndez Salmón è considerato una delle voci più autentiche e originali della narrativa contemporanea.
Nato a Gijón, la ‘piccola Atene’ delle Asturie, nel 1971, ha studiato filosofia all’Università di Oviedo. Nei suoi numerosi racconti e romanzi, tradotti in italiano, tedesco, francese, catalano, olandese, portoghese e turco, concilia azione e pensiero in una combinazione espressiva sorprendente. Ha vinto più di quaranta premi letterari, tra cui il premio Juan Rulfo e il premio Las Américas.
Con Marcos y Marcos ha pubblicato anche “Gridare”, “L’offesa”, “Derrumbe”, “Il correttore”, “La luce è più antica dell’amore” e “Bambini nel tempo”.
Vive a Gijón, scrive sulle pagine culturali di quotidiani e riviste e unisce l’impegno politico al suo lavoro di scrittore.

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