Lejos – Sedici racconti dal Perù – Gran Via Edizioni

KATYA ADAUI, FRANCISCO ÁNGELES, PAUL BAUDRY, MARÍA JOSÉ CARO, JACK MARTÍNEZ ARIAS, SUSANNE NOLTENIUS, JUAN MANUEL ROBLES, SANTIAGO RONCAGLIOLO, CLAUDIA SALAZAR JIMÉNEZ, GUNTER SILVA PASSUNI, JENNIFER THORNDIKE, DIEGO TRELLES PAZ, CLAUDIA ULLOA DONOSO, NATALY VILLENA VEGA, GABRIELA WIENER, CARLOS YUSHIMITO.

A cura di Maria Cristina Secci

Recensione di Loredana Cilento

Sedici autori per sedici racconti che narrano la lontananza, la migrazione di chi decide, per un motivo o un altro, di lasciare la terra natia, caricandosi di tutto il suo bagaglio culturale e sociale, per una terra straniera. Sono gli autori dell’ultimo libro pubblicato da Gran via edizioni e curato da Maria Cristina Secci, migranti o figli di migranti, nati a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, negli anni che hanno visto la fuga di migliaia di persone dal conflitto interno tra il Governo e Sentero Luminoso, gli anni del muro della vergogna che separa il lusso dalla povertà, sedici autori che dànno voce a una cultura non centralista alla capitale Lima.

I temi affrontati nei diversissimi racconti sono notevoli, con strutture e narrazioni uniche tra loro: storie di famiglie, di amicizie nate per caso in terra lontana, di amori naufragati, di smarrimento.

Santiago Roncagliolo il più conosciuto tra gli autori di cui ho letto La notte degli spilli, firma il racconto più breve ma anche uno tra i più incisivi La selva, una selva di memoria dantesca dove il protagonista si smarrisce, lontano da casa, lontano dai suoi affetti.

Ne La morte aveva le nostre dita di Jennifer Thorndike in cui la protagonista deve convincere una comunità, attraverso una lingua sconosciuta, a raggiungere una quota, per diminuire la povertà e la sovrappopolazione, una tra le narrazioni più toccanti e vibranti. “Io vedevo solo corpi pieni di cicatrici, ferite sanguinanti, voci che penetravano nelle mie orecchie e che non riuscivo a capire.”

Cifre stilistiche diverse con un unico punto di arrivo: la lingua, la cultura. Lingua che subisce a volte traduzioni in cui si possono perdere, per varie ragioni, il senso e l’unicità, a spiegarlo con molta attenzione è l’introduzione corposa di Maria Cristina Secci, il nodo, il quipu in quechu, il sistema di cordicelle, che deve essere sciolto, per dare la corretta interpretazione.

Un’antologia essenziale di migrazione non solo di corpi, di persone, ma anche di lingua, di cultura, come spiega Diego Trellez Paz autore di Non ho mai saputo come odiarlaC’è un’America Latina che in qualche modo si risveglia e rinasce, capace di rifiutare democraticamente il modello necropolitico del capitalismo e il fascismo che era riuscito a infilarsi nella regione con Bolsonaro

Sedici voci incredibili per sedici racconti straordinari

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