A tu per tu con Alessandro Angelelli e il suo Metallo pesante – L’Erudita edizioni

Oggi ospitiamo, nel nostro salotto virtuale, Alessandro Angelelli con il suo nuovo libro di poesie Metallo pesante, edito da L’Erudita. Il volume raccoglie i pensieri di un uomo che dialoga con la propria anima su quanto la vita offre finché decide di togliere.

Alessandro Angelelli nasce a Terni nel 1968. Dopo alcuni anni, passati nella regione natale e nelle Marche (regione della quale è profondamente innamorato), il padre, Guglielmo, viene trasferito per lavoro in Lombardia, dove Alessandro risiede, con la propria famiglia, nella città di Monza.

Nel 1993 si laurea in Economia aziendale. Nello stesso anno comincia a frequentare il Teatro della Contraddizione di Milano e, da allora, diventerà una presenza fissa nelle sue opere teatrali. In seguito, entra nella compagnia Icdun Teatro.

Più recentemente comincia a scrivere racconti e poesie che diventano il nuovo canale di veicolazione delle proprie energie creative.

Grazie Alessandro per questa chiacchierata; Metallo Pesante nasce dunque da una serie sparsa di riflessioni interiori che partono dal concetto di Heimat, ci spieghi esattamente cosa intendi?

A: Heimat nei paesi di lingua germanica è quello che potremmo identificare con il “luogo dell’anima”, il porto di partenza e di arrivo di tutti noi. Heimat può essere un luogo fisico, il paese natio ad esempio, ma anche e soprattutto uno stato del proprio io interiore, un luogo non-luogo da esplorare, un universo complesso fatto di fotografie della propria vita: immagini, segmenti di vissuto che vanno a comporre un puzzle che racconta ciò che siamo stati e quello che saremo 

Nella tua prefazione hai precisato che la raccolta, sebbene nasca dal concetto di Heimat, si lega più propriamente alla contraddizione tra fragilità e la durezza e la violenza della natura…

A: io penso che la contraddizione sia una bellissima via per la consapevolezza e il miglioramento nella vita, anche quando tale contraddizione si manifesta in maniera violenta come nel caso di una natura infuriata che ci lascia inermi ad ammirarla. Allo stesso modo, provate a immaginare un film dove tutto fila completamente liscio, senza contrapposizione tra i personaggi, senza contraddizioni appunto… sarebbe talmente noioso che lascereste la sala dopo pochi minuti; per questo nelle mie poesie parlo spesso anche di momenti dolorosi; fanno parte di noi, affrontarli, esserne consapevoli, non può far altro che renderci esseri umani migliori 

Famiglia, genitori, figli, amore e anche dolore per la mancanza degli affetti, sono alcuni dei temi che hai trattato nella tua poetica, in particolare le poesie entrano in contatto con quel luogo chiamato felicità? E ancora secondo te che forma ha la felicità?

A: la felicità, come anche il dolore, è una questione di istanti, immagini frammentate che rimangono aggrappate alla nostra anima. La felicità la puoi racchiudere in alcuni istanti indelebili: una mano che sfiora la tua, lo sguardo felice di un figlio o, come recito nella poesia che apre la silloge: “una rete all’ultimo istante, quando giochi per strada con gli altri bambini”.  Tutto sta ad essere consapevoli di quegli istanti, quelle polaroid che compongono il nostro io. 

Parliamo un po’ di te…

Quando nasce la tua passione per la poesia?

A: l’amore per la poesia è stato frutto di un percorso che è partito molti anni con la passione per il teatro, che mi accompagna da quando ero un ragazzo, che è passato dalla voglia irrefrenabile di cominciare a scrivere racconti e poi, quasi per sfida, è arrivato alla volontà di mettere in versi i miei pensieri.

Senti di essere ispirato in qualche modo, dai grandi poeti del passato?

A: sicuramente si, anche se non saprei dirti quale poeta in particolare mi ispira maggiormente. Quando leggo il “congedo del viaggiatore cerimonioso” una delle poesie più belle è struggenti mai scritte, ti direi che è Giorgio Caproni, poi leggo Bukowsky e cambio idea e così via, passando da Alda Merini, Verlaine, Prevert e tanti altri.

Quello che cerco di fare, quando scrivo i miei pensieri, è visualizzare, io per primo, quei frammenti; successivamente provo a raffigurarli con delle parole/dargli corpo attraverso le parole. Il più delle volte non dedico particolare attenzione agli stretti canoni poetici (oltre tutto non ne avrei neanche la capacità), ma concentro la mia attenzione a comporre qualcosa che sia quasi fisicamente visibile una volta letto. Spero che arrivi a chi leggerà queste poesie e spero altrettanto che sia apprezzato» Questo è il preludio della tua introduzione a METALLO PESANTE. Possiamo dire che hai una tua personalissima visione della poesia, nella struttura e nella metrica?

A: credo di sì, anche se il giudizio deve necessariamente essere dei lettori. Peraltro credo che, alla fine, quello che conta maggiormente è arrivare alle persone, indurle a rallentare e riflettere sulle mie parole per poi arrivare a pensare a sé stessi, il tutto al di là dei canoni estetici e della metrica. Questi ultimi vanno assolutamente considerati, ma se le mie parole arriveranno al cuore di chi le leggerà, avrò raggiunto il mio obiettivo e potrò considerarmi veramente un poeta.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A: io continuo a scrivere molto, anche se nei prossimi mesi mi dedicherò a far conoscere “Metallo Pesante”. Come mi ha detto una volta il mio amico e poeta, Luca Masala: “quando scrivi un libro è principalmente tuo, ma quando viene pubblicato non lo è più, è dei lettori che lo vivono, lo leggono, lo interpretano”; ecco il mio progetto più immediato è che più lettori possibili intraprendano questo viaggio dopo aver letto “Metallo Pesante”. 

Ovviamente continuo a fare teatro con la mia compagnia, Icdun Teatro, con la quale stiamo preparando un nuovo spettacolo basato su una drammaturgia teatrale da me scritta che porteremo in scena in autunno e, nel frattempo, riproporremo nostro spettacolo storico “Alegher – che fatica essere uomini” a fine a maggio, per la precisione sabato 28, al Nuovo Teatro delle Commedie di Livorno.

Alessandro pensi che la poesia oggi sia una lettura d’élite e che se ne legga ancora “poca” rispetto alla narrativa?

A: È un tema sul quale mi sono confrontato di recente con alcuni amici scrittori e poeti: la poesia sembra, effettivamente, sempre meno considerata forse proprio perché, per sua caratteristica, obbliga le persone ad affrontare i propri fantasmi, le proprie fragilità. Quello che dovrebbe essere una via necessaria per arrivare ad una consapevolezza maggiore di sé stessi, sembra invece un qualcosa da evitare perché noiosa, stucchevole o forse troppo complessa. Inutile dire che non mi trovo con questa visione: per me la poesia è catarsi, la amo e per questo vorrei che fosse una forma d’arte più considerata

Notte inoltrata, silenzio profondo, rotto di colpo, dal

[passare di un treno, metallo pesante su fragile legno.

Chi viaggia di notte per raggiunger qualcuno, chi viaggia

[di notte perché vuole fuggire, ascolta quel suono e si

[perde nel buio.

Notte profonda, passata a parlare, ascoltare racconti di un

[amico fraterno, sentire il suo dolore, sapendo che è

Ringrazio Alessandro per questa illuminate chiacchierata e spero torni a trovarci presto, nel frattempo vi consigliamo di leggere Metallo pesante

A: È stato un vero piacere parlare con voi, a presto 

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