Emicrania Storia di un senso di colpa di Tamás Gyurkovics – Bottega Errante Edizioni

Titolo: Emicrania Storia di un senso di colpa

Autore: Tamás Gyurkovics

Editore Bottega Errante Edizioni

collana: Radar,

Traduzione di  Andrea Rényi

Recensione di Loredana Cilento

“Dovrei essere morto, perché chi non ha fatto la resistenza non può essere innocente, chi è sopravvissuto senza opporsi è certamente colpevole. Sarebbe più dignitoso essere morto”.

Comprendere le ferite e i traumi dell’Olocausto è sempre difficile, Tamás Gyurkovics ha attinto alla vera storia di Ernő Spiegel, il kapò dei gemelli (Zwillingsvater) nel campo di Auschwitz-Birkenau, colui che se ne prendeva cura per conto di Mengele, l’Angelo della Morte, il dottore che portava avanti esperimenti sulla morte simultanea. Prende così vita il nuovo romanzo di Gyurkovics, Emicrania. Storia di un senso di colpa il secondo dopo La valigia di Mengele del 2017, finalista del premio Margin Book Award, è stato pubblicato in Italia da BEE con la traduzione di Andrea Rényi, secondo titolo della nuova collana Radar,

Gyurkovics offre ai lettori una storia commovente di “colpa e di espiazione”, il ritratto di un uomo, Ernő Spielmann affranto dai sensi di colpa, per essere stato il Kapò dei gemelli nel lager austriaco, anche se in realtà è stato l’uomo che ha portato in salvo 37 ragazzi dopo la liberazione da  Auschwitz-Birkenau. Ernő Spielmann vive in Israele con la sua bellissima famiglia, lavora come contabile nel teatro di Tel Aviv, e il nuovo Stato ebraico è in piena nascita, ma l’inizio del processo, a Gerusalemme, di Adolf Eichmann nel 1961, lo riporta indietro nel tempo, al “Campo B2F, blocco quattordici, dove c’erano i bambini e i nani. Le sue emicranie dolorose, tumultuose, crudeli, il prezzo da pagare per essere sopravvissuto, sono una costante. Spielmannnon hai mai fatto parola del suo lavoro per il dottor Mengele, era stato scelto egli stesso come gemello, sua sorella era stata divisa da lui in quanto donna, non ha mai neanche fatto parola delle bellissime lettere che riceveva dai ragazzi che ha salvato, 

“A volte le buste gli bruciano il petto. Sente la presenza dei fogli anche attraverso la tasca. Le traiettorie delle righe, gli arzigogoli dei caratteri disegnati con mano infantile.”

Un giorno due gemelli, ormai adulti, si presentano da lui, tutto ha inizio da questo momento. Il tormento, il senso di   colpa è sicuramente il sottotitolo più adatto a definire lo stato emotivo di Spielmann, il silenzio è forse la sua pena più grande, caustica, corrosiva. “Le colpe non derivano dal nulla, diventa colpa perché sai che lo è”

Il rimorso di Spielmann si placa man mano che affronta gli spettri del passato, si apre come un fiore alla luce, come il suo cuore si schiude alla presenza dei figli, dei nipoti al mondo intero, libero dall’oscurità del silenzio.

“Confessa, in fondo stavi aspettando questo giorno. Forse così troverai pace. È meglio pagare per una colpa che vivere sotto processo per anni. ”

Emicrania. Storia di un senso di colpa è una perla di rara bellezza, la scrittura di Gyurkovics è trascinante, accattivante, la narrazione dai toni corali, è persuasiva, ci invita a leggere e leggere, fino alla fine, senza respiro. Un romanzo psicologico, ma soprattutto di forte impatto emotivo che affronta un contesto storico ampio; dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la proclamazione dello Stato d’Israele dopo la lotta tra arabi ed ebrei, alla rivoluzione ungherese del 1957 iniziata con la manifestazione dei giovani universitari.

Tamás Gyurkovics è nato nel 1974, è laureato in Letteratura ungherese e Scienze della comunicazione; ha maturato una lunga esperienza nel mondo letterario e in quello della comunicazione ai più alti livelli. Dal 2010 è pubblicista freelance. Il suo romanzo d’esordio, Mengele bőröndje (La valigia di Mengele), del 2017, è stato finalista del premio Margin Book Award.

Andrea Rényi è nata in Ungheria, nel 1973 si trasferisce a Roma dove si laurea in Lingue e letterature straniere moderne. Ha tradotto dall’ungherese grandi classici e autori contemporanei, fra i quali Kálmán Mikszáth, Miklós Radnóti, Ferenc Molnár, FrigyesKarinthy, Péter Nádas, Magda Szabó, György Konrád, GyörgyDragomán e László F. Földényi. È anche autrice del memoir L’estate del Sessantanove per Infinito Edizioni.

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