Affreschi strappati – La nuova silloge poetica di Giuseppe Settanni – Ensemble Edizioni

Titolo: Affreschi strappati
Autore: Giuseppe Settanni
Editore: Ensemble, giugno 2022
Pagg:70
Postfazione di Ilaria Triggiani
Recensione di Loredana Cilento


non conosco uno scultore
che sappia incidere
i polmoni nella pietra:
se esistesse,
non sarebbe in grado
di respirare

C’è un momento nella vita in cui abbiamo bisogno di ricucire gli strappi che via via hanno lacerato la nostra anima, non è facile possiamo provarci, ma le cicatrici restano, come i pezzi di intonaco scrostati da un vecchio muro, tentiamo di rimettere insieme i pezzi, è ciò che si legge negli Affreschi strappati di Giuseppe Settanni con la sua nuova raccolta poetica, dopo la silloge Blu (Edizioni Ensemble, 2019) che gli è valso il Premio Anselmo Filippo Pecci.

li porto via
per egoismo
ho bisogno
ogni volta
di un pezzo timoroso
di realtà
può essere una cantilena
o un sacchetto di semi
o ancora del cotone
oppure il calco di uno stelo
li attacco
per avidità
nella mia cattedrale,
i miei affreschi strappati

Si accostano pezzi, frammenti di vita, di ricordi, di memoria, una geografia del tempo dove il limite travalica, e senza filtri Settanni indaga l’instabilità dell’anima, comunica con intensità un profondo disagio esistenziale, scava e ricompone frammenti nell’incavo emotivo.

dovevi soffocarla nel sogno
la tua metà imprecisa
evitare il contagio
ti sembra poco?
il platano davanti a te
ha una cavità:
potresti nasconderti
in quello spazio umido

Una silloge molto particolare, fuori dai canoni del tradizionalismo classico poetico, vera, immediata, autentica.

Dalla Postfazione di Ilaria Triggiani

Cosa fa di un verso, una poesia? Cosa rende un uomo, anche un poeta? Sono queste le domande da porsi al termine di Affreschi strappati, terza pubblicazione di Giuseppe Settanni, arrivata un po’ insieme alla stessa maturità anagrafica dell’autore. Forse perché, già dal titolo, si avvertiva un senso di rottura, un piccolo momento – o motivo? – di ribellione, un’inquietudine non ancora risolta, ma finalmente rivelata. Come fece l’immenso Montale negli ultimi anni di vita e in risposta a coloro che incessantemente chiedevano cosa la poesia fosse, quale atto – umano o divino – la rendesse tale, dopo questo libro è lecito ancora domandarselo. Se lo chiede il lettore, ma ancor prima l’autore. Poiché è l’autore il primo destinatario del suo stesso poiéin. Poiché la riflessione sul linguaggio, determinante nella poesia di Settanni, qui diventa umanamente urgente. Poiché da questi versi emerge prepotente una curiosità nuova, rinvenire chi si cela dietro la poesia, e poi ancora dietro il poeta. Come in un gioco di scatole cinesi. Come se la poesia, l’arte, si potessero spiegare empiricamente. O psicanaliticamente. Ma il poeta ha la straordinaria dote di affrontare tutto con naturale leggerezza. Anche ora che la materia prende corpo, che il pantone lascia spazio alla scala cromatica, l’ansia non prevale sulla ragione. Il linguaggio si fa più asciutto, quasi tagliente. Il senso metafisico permane, nella forma e nella sostanza, ma questa volta, purezza e misticismo si alternano a modi crudi, talvolta indelicati, quasi l’autore avesse trovato coraggio. Coraggio di squarciare il velo classico della perfezione e gridare al mondo istanze nuove e potenti. Ecco che allora la celestiale geometria piana dei pensieri si concretizza, lasciando trapelare un umanesimo talvolta sconosciuto. L’inconsistente fluttuare delle prime poesie si sporca un poco di terra e sangue, rendendo l’atmosfera più carnale, esiziale. Pur continuando a giocare abilmente tra sacro e profano, ora il poeta sceglie di stare nel mezzo, in un interstizio corporale fino a oggi inesplorato. Sicuro solo all’apparenza, il poeta procede in una sorta di “dialogo allo specchio”. Talvolta insorge, a volte ripiega, illudendo il lettore di aver smarrito la via. Sempre più la lirica di Settanni si fa qui ricerca e non risposta. Stupore e disturbo insieme. Verso il mondo e verso se stesso. Come a evocare una verità, ma allo stesso tempo rifiutando di volerla ascoltare. Che sia questo il momento della maturità, anche artistica, dell’autore? Settanni sembra ancora non curarsene, perché sa che l’arte è libertà e la libertà è da assecondare. È questa la sua sicurezza, sicurezza della maturità dell’artista: sapere, appunto, che non esiste sicurezza. Così come non esiste risposta. O forse sì. Dietro la poesia c’è il poeta e dietro il poeta c’è l’uomo! È l’uomo che fa dell’uomo stesso un poeta. Inutile nasconderlo! Nasconderlo mai. Confonderlo a volte.

Giuseppe Settanni, nato a San Giovanni Rotondo nel 1981, vive a Fano (PU). Laureato in Giurisprudenza, è avvocato e docente universitario. Ha pubblicato il romanzo Nero(Edizioni Palomar , 2010) e la silloge poetica Blu(Edizioni Ensemble, 2019; Premio Anselmo Filippo Pecci). Suoi testi sono pubblicati su vari blog e siti letterari, tra i quali «Poesia del nostro tempo», «La presenza di Erato», «Margutte», «Inverso – Giornale di poesia», «Poliscritture», «Poetry factory» e «Le stanze di carta»

Una risposta a "Affreschi strappati – La nuova silloge poetica di Giuseppe Settanni – Ensemble Edizioni"

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  1. Non si strappano gli affreschi dalle pareti, spogliandole del loro tesoro, non si strazia l’anima dell’uomo spogliandolo della sua genuina umanità .L’egoismo e l’ipocrisia , ” vestito camuffato”, favoriscono l’incomunicabilità nell’uomo del XXI secolo dove sempre più marcato risulta l’uso di formulari e di espressioni incerte ,standardizzate ed abusate,
    L’anima sensibile ne risente nel profondo.

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