La sutura di Sophie Daull – Voland edizioni

Di questa matematica dello sconquasso e della perdita porrò un’equazione a due incognite: il passato di mia madre, il futuro di mia figlia. Tracce irresolubili. Le due incognite resteranno per sempre tali, è chiaro.Riprenderò il filo generazionale che la morte si è divertita a strappare con i denti, come una sarta capricciosa e impazien-te, rammenderò le smagliature, imbastirò toppe sui gomiti e alle ginocchia di questo grande scheletro prematuramente scarnito. Le cucirò insieme.

Titolo: La sutura

Autrice: Sophie Daull

Editore: Voland, 2023

Pagg:181

Traduzione di Cristina Vezzaro

Recensione di Loredana Cilento

Sophie Daull, scrittrice e attrice francese, ha la straordinaria capacità di trasformare le parole in immagini vivide e palpabili, e lo fa narrando le sue perdite affettive, le più care, prima con Camille, scomparsa poco più che adolescente per una malattia, primo libro della trilogia, e poi con Il lavatoio dove ricostruisce, tra finzione e realtà, la morte feroce della madre assassinata a 45 anni. Con La sutura, edito da Voland e tradotto dalla bravissima Cristina Vezzaro, ricompone un pezzo alla volta la vita della madre Nicole, ricucendo con l’ago e filo della memoria, con poche fotografie, una lettera sbiadita, alcune buste paga, sette cartoline, stipate in una scatola di scarpe, ripercorrendo i luoghi di infanzia della giovane Nicole. Il suo viaggio ha inizio da Coulommiers a Contrexéville, passando da Belfort fino all’Alsazia, dove ebbe inizio la vita di Nicole, nel ventre di sua madre Charlotte. Sophie conosce poco della madre prima che fosse sua madre, una donna schiva amante dei bei vestiti e con un passato difficile. Sophie calpesta le stesse strade che immagina abbia calpestato sua madre, i locali che ha frequentato, immagina quei luoghi che un tempo da bambina ha conosciuto.

Sophie Daull deve riempire molti vuoti con una realtà immaginata, là dove si ferma la conoscenza, e a fare da spartiacque in questo abisso del passato, è una narrazione evocativa, tessendo un ricamo che possa avvolgere la memoria delle sue perdite, inventando, fantasticando, escogitando possibili situazioni, incastrando i tasselli mancanti, dando respiro alle stagioni, un forse inverno, una forse estate…Ora devo trovare la stagione.

Sophie Daull ha una scrittura che avvolge e accarezza, poetica ma mai edulcorata, finemente sfumata da un’ironia elegante e mai indisponente, delinea senza mai appesantire, ricostruisce un immaginario il più verosimile alla realtà, la geografia affettiva delle sue amate, una mancanza che costituisce il focus del romanzo, il punto di fuga dove tutto converge, dove una memoria immaginaria possa diventare conoscenza, per lenire, in un certo senso, l’assenza.

...comporrò una storia per ripopolarmi, per addensarmi il sangue che l’assenza del loro ha reso troppo liquido, troppo incalzante.

Sophie Daull
Attrice di teatro e scrittrice francese. A soli vent’anni, nel 1985, perde la madre, vittima di un omicidio. Dopo la morte improvvisa per malattia della figlia sedicenne, si avvicina alla letteratura. Nel suo primo romanzo, Camille, mon envolée (2015) ricostruisce la vicenda della figlia, mentre il secondo, La suture (2016), è dedicato alla madre. Nel 2019 ottiene il Premio dell’Unione Europea per la letteratura con Il lavatoio (2018), suo terzo romanzo

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