Il figlio del fisarmonicista si Bernardo Atxaga- 21lettere edizioni

Durante quell’estate vissi in un sogno, simile in tutto a quelli che, secondo lo stesso Virgilio, penetrano nella nostra testa “dalla porta d’avorio” e ci impediscono di vedere la verità. Perché la verità era che, allora – 1963,
1964 – quella gente antica che si riuniva a Iruain stava ormai perdendo la memoria. I nomi che davano ai differenti tipi di mela — espuru, gereta, domentxa – o alle farfalle – inguma, txoleta, mitsirrika – scomparivano rapidamente: cadevano come fiocchi di neve e si disfacevano nel toccare la nuova terra del presente. E quando non erano i nomi, erano i loro diversi significati, le sfumature che avevano acquisito nel corso dei secoli. E, in alcuni casi, non erano solo le parole o le accezioni: era la lingua stessa che si cancellava.

Titolo: Il figlio del fisarmonicista
Autore: Bernardo Atxaga
Editore: 21lettere, marzo 2023
Pagg:544
Traduzione di Paola Tomasinelli
Recensione di Loredana Cilento

Soinujolearen semea, ovvero Il figlio del fisarmonicista di Bernardo Atxaga, pseudonimo del ben noto scrittore basco Joseba Irazu Garmendia,  vincitore  nel 2019 del  Premio Nazionale delle Lettere dal Ministero della Cultura spagnolo per l’importanza delle sue opere nella letteratura contemporanea.  Autore dei bellissimi racconti Obabakoak, storie di Obaba.
21lettere, con la traduzione di  Paola Tomasinelli, ha riportato in libreria  il capolavoro di Atxaga, ormai fuori catalogo, uscito nella prima edizione con il titolo Il libro di mio fratello, restituendogli la dovuta luce.

Joseba si reca in California per il funerale del suo fraterno amico David, il figlio del fisarmonicista di Obaba, trasferitosi in America nel ranch dello zio Juan, con le  due figlie e la sua adorata Mary Ann, dove gli viene consegnato un libro di memorie, quelle sue di David, dall’infanzia all’età adulta. Un libro al quale si aggiungeranno anche i ricordi in comune di Joseba.

Un romanzo corposo che abbraccia vari aspetti della vita della piccola realtà rurale, Obaba, e la geografia politica spagnola, dalla dittatura di Franco agli indipendentisti dell’ ETA
I giovani di Obaba si muovono tra eventi, balli, escursioni e primi amori, sono ben lontani dal conoscere le atrocità di una guerra civile, anche nella tranquilla Obaba. Per puro caso David viene a conoscenza di una terribile esecuzione, attraverso il quaderno del gorilla, dove sono appuntati i nomi di diversi uomini tra insegnanti, contadini e soprattutto il primo americano di Obaba, fucilati dai militari franchisti, una insopportabile verità sconvolge la vita di David: Angel suo padre è uno dei partecipanti al massacro di Obaba insieme ad altri concittadini. I fatti di Obaba, della guerra civile, dei franchisti, del fascismo saranno ricordati anche dallo zio Juan, ricco allevatore di cavalli in California, svelando anche un nascondiglio segreto in caso di necessità.
Ma la mentalità rivoluzionaria accende i giovani di Obaba, lo stesso David con Joseba si unirà a un gruppo clandestino di separatisti baschi  (costretti poi a rifugiarsi oltre confine) contro la militanza e la dittatura, ma ben presto si renderanno conto della spietatezza dell’organizzazione clandestina. 
Tradimenti, detenzione, torture, attentati, esplosioni e lutti, un libro che però va al di là della contestualizzazione  storica-politica,  del franchismo ad esempio   che ha determinato la devastazione e il massacro di Guernica, (citata ampiamente) ma è soprattutto l’ancestrale difesa di una identità che rischia di sparire: la lingua basca, emblema di un lessico variegato che cerca di resistere alle mode e al tempo.

Così muoiono le parole antiche: come fiocchi di neve che dopo aver esitato nell’aria cadono al suolo senza un lamento. Dovrei dire: tacendo.


A rendere ancora più straordinario questo romanzo è l’impalcatura narrativa potente e particolare, inframezzando dalle incursioni di Joseba, ma soprattutto nell’alterazione di alcuni dei racconti presenti, adattandoli a una verità più impattiva sul lettore tra finzione a realtà.

Il pubblico ha applaudito calorosamente i racconti di Joseba. Tanto le confessioni quanto quello dedicato alla neve o il testo di Toshiro. Poi, durante il colloquio, Joseba ha recuperato il suo umore abituale. “Lei crede che per essere scrittore sia necessario un talento speciale?” ha domandato un membro del club. “Nel mio caso, no. A me capita come l’asino del racconto. Faccio suonare il flauto per caso. In realtà, io sono un asino. Un asino che scrive”.
La gente ha riso.

Dopo i racconti di Obabakoak non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di leggere un vero capolavoro letterario come Il figlio del fisarmonicista, Bernardo Atxaga ha la capacità di incantare il lettore, lungo 500 pagine, attraverso quarant’anni, dagli anni ’30 alla fine del ‘900, tra la spensieratezza dell’infanzia  all’orrore della dittatura, con  una scrittura che seduce il lettore invitandolo a riflettere sull’importanza della lingua, delle radici, ma anche, e soprattutto, sull’unicità dell’amicizia, sul reciproco rispetto, sull’amore che tutto può.

Nel 2018 il regista basco Fernando Bernués adatta al cinema Il figlio del fisarmonicista, cercando di restituire la nostalgia e il dolore degli scontri personali e politici dell’originale letterario.

Non mi resta che ringraziare la lungimiranza della casa editrice 21lettere che ha riportato alla nostra attenzione un libro davvero straordinario 

Bernardo Atxaga è considerato il maggior scrittore basco vivente, ha vinto numerosi premi letterari, tra cui gli italiani Grinzane Cavour e Mondello.
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