Stella distante di Roberto Bolaño – Adelphi Edizioni

“Stella distante”. Un altro meraviglioso piccolo tassello che si aggiunge alla già sterminata opera di Roberto Bolaño.

Recensione di L.V.

Traduzione di Barbara Bertoni

Ho già avuto modo di dire che la produzione letteraria di Bolaño assume le sembianze di una galassia dove ogni singolo libro rappresenta un piccolo satellite di quell’unico universo. Tutto si collega alla fine e “Stella distante” non fa eccezione.

Chi ha dimestichezza con l’opera di Bolaño saprà che il libro precedente a questo, “La letteratura nazista in America”, preziosa raccolta di biografie apocrife di letterati e poeti, si conclude con il racconto, in appena venti pagine, della storia di Ramírez Hoffman, tenente della Forza Aerea Cilena.
“Stella distante” si collega a quella biografia e la amplia. Solo che qui il personaggio non si chiamerà più Ramírez Hoffman, ma Alberto Ruiz-Tagle e poi Carlos Wieder e chissà come si potrà chiamare ancora se verranno fuori altri inediti della sterminata opera Bolañana.

Verità e finzione si mescolano a tal punto che risulta molto complicato distinguerle, tanto che se per un attimo abbiamo la percezione di essere vicini alla verità raccontata subito dopo di questa dubitiamo così come dubitiamo dell’esistenza stessa di tutti i personaggi del racconto.


Di una sola cosa non si può mai dubitare nell’opera dello scrittore cileno: la centralità della Poesia. La poesia cilena. La poesia di una terra che, sebbene martoriata e seviziata da una terribile dittatura, non perde mai lo slancio per dare speranza di libertà a chi la pratica e a chi se ne nutre e Arturo B. (Belano), alter ego dello scrittore, e tra questi. Gira e rigira quello che conta per Bolaño è la poesia. Hoffman/Tagle/Wieder è sì uno spietato assassino, pluriomicida , ma Bolaño gli fa disegnare poesia nel cielo con il suo aereo. Un demonio e poeta nello stesso tempo come se l’autore affidasse alla poesia il compito di redimere uno spietato assassino come Wieder. Prendendo in prestito le parole di Borges, Bibiano O’Ryan nel suo libro “Il nuovo ritorno degli stregoni” nella descrizione di Wieder scrive: “Io affermo che si tratta del primo Inferno davvero atroce della letteratura”.


Borges e la sua opera sappiamo bene che esista, ma Bibiano O’Ryan e il suo libro esistono veramente o si collocano in quel limbo che sta tra verità e finzione nell’opera di Bolaño?
Ancora una volta il grande autore cileno ci ha consegnato una bellissima storia. La storia non di un solo personaggio, ma di una intera nazione: il Cile.

Quel Cile che conosciamo nel passaggio da Salvador Allende al generale Pinochet e di cui Bolano ce ne dà una drammatica descrizione in questo passaggio:

“…Lorenzo crebbe in Cile e senza braccia, cosa che già di per sé rendeva la situazione piuttosto svantaggiosa, ma crebbe per di più nel Cile di Pinochet, cosa che trasformava qualsiasi situazione svantaggiosa in disperata, ma questo non era tutto, perché ben presto scoprì di essere omosessuale, cosa che trasformava la situazione disperata in inconcepibile e inenarrabile…”

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