Recensione-La ragazza senza coda- Marialuisa Amodio

Titolo: La ragazza senza coda

Autrice : Marialuisa Amodio

Edizione: Fernandel

Pubblicazione: 22 marzo 2018

Pagg:256

“«Bambina mia, ricorda: non fidarti di nessuno, perché il miglior amico è il peggior nemico».”

Dalla quarta di copertina…

“Queste sono le parole d’addio della nonna quando spedisce Delia a vivere da una zia, in un’altra città, lontano dalla madre, dagli amici e dalla sorella, che la piccola ama con la devozione disperata dei bambini cresciuti nelle famiglie senza amore. Parole per Delia incomprensibili, così come le ragioni del suo allontanamento.

La-ragazza-senza-coda

Ma negli anni successivi Delia si fiderà di tutti, tenacemente: viaggerà molto, si sposerà e andrà a vivere in Australia. E anche se è convinta di aver troncato ogni rapporto con la famiglia d’origine, questo legame oscuro continuerà a dolerle come un arto fantasma, come la coda mozzata di una lucertola o di un topo. La razionalità e l’affetto del marito solo in parte potranno aiutarla ad addomesticare il passato: la nonna maciara, la strega del paese, che somministrava punizioni corporali come fossero medicine; la madre confinata nell’infanzia da un danno subito alla nascita; i giochi che facevano da bambini, prove generali per la vita adulta in un mondo chiuso e violento. Quel passato non l’abbandona, come l’immagine di un incubo non smette di generare angoscia.

Delia torna a Matera dopo vent’anni, ritrova sua sorella Silvia e i vecchi amici, Michele, Rosa, Uccio. Sono tutti lì, con le loro vite sprecate e vissute male. Sono tutti lì, tranne Tommaso. Delia non ricorda la sua fine terribile, non ricorda nulla di quell’estate lontana, finché dalla geografia distorta della memoria emerge una verità dolorosa che nel far luce brucia e distrugge, e forse, finalmente, libera.”

Cosa ne penso…

Ho letto con grande entusiasmo il nuovo libro di Marialuisa Amodio edito da Fernandel, casa editrice che stimo moltissimo per le sue pubblicazioni.

La ragazza senza coda si pone come un thriller psicologico con delicate sfumature noir, rese tali da un’ambientazione particolare: la Città dei Sassi è protagonista di un oscuro segreto, sepolto nella memoria di chi ha vissuto in quel dedalo roccioso, custode di ricordi, confessioni taciute,  rancori e rimpianti, sotto l’ala protettrice e omertosa della Maciara…

“Gli unici versi quelli delle sue preghiere, tramandati per secoli da maciara a maciara: versi per guarire i bambini dai vermi, versi per far ammalare i nemici, versi per dare o togliere la paura, versi per fare o per sciogliere un legamento, versi per suscitare l’amore, versi per interrogare i morti.”

…ma anche per annebbiare i ricordi…

Delia non sa cosa aspettarsi da questo ritorno, tante domande affollano la sua mente, ma soprattutto le immagini sfuocate; flashback, sogni, frammenti indefinibili di ricordi si mescolano, tra realtà e sogno, tra vero e falso.

Ma abbiamo fin troppi cose reali per cui soffrire…. Non c’è bisogno di portarsi dietro fardelli immaginari.

La ragazza senza coda è soprattutto un libro carico di silenzi, di attese insofferenti, di parole non dette, un mutismo omertoso che insabbia la verità. Così Delia ha una visione e una percezione distorta della vita passata, ma anche  di quella futura:

“I bambini mi piacciono, ma quando penso di avere dei figli, mi sento a disagio. Ho paura di deluderli, di ferirli a morte. Se avessi avuto dei genitori amorevoli, invece di mia madre e mia nonna, se le cose fossero andate diversamente… Come puoi desiderare di farti una famiglia quando la tua ti ha fatto solo soffrire?»

«Se tutti pensassero come te», rispose Jaime, «a questo mondo si starebbe molto più larghi».”

C’è una particolare cura nella scrittura di Marialuisa che affascina e conquista il lettore; le dettagliate descrizioni dei luoghi, ci conducono verso posti di rara bellezza, scorci che evocano la natura in tutta la sua solenne imponenza:

“e scesero nella parte più antica dei Sassi”… “ La murgia di fronte a loro sembrava il dorso gibboso di un gigante – la vegetazione come un mantello scuro, le rocce bianche e le grotte come pezzi di carne scoperta tra gli strappi – che da una ferita perdeva un rivolo nero; era la Gravina, torrente che strisciava tra le rocce in fondo.”

I personaggi che s’intrecciano con la vita di Delia, non sono lasciati al caso, tutti indistintamente ne potenziano la trama:

“Michele lo riconobbe subito. Forse perché da piccola era innamorata di lui. Gli occhi erano identici, gentili e inquieti, ma doveva essergli successo qualcosa, perché aveva troppi capelli bianchi, troppe rughe, troppa tristezza che gli aleggiava intorno ”

ll simbolismo degli oggetti: il portachiavi con il numero 8 che le aveva dato Silvia, figlia di sua madre, ma nono di suo padre.

“ Il portachiavi era una piccola palla da biliardo con il numero otto. Otto anni aveva quando era andata a vivere a Bologna con la zia. Non credeva ci fosse stata dell’intenzione da parte di Silvia nello scegliere proprio quel portachiavi. Il cerchio bianco che “conteneva il numero aveva preso la patina delle cose poco usate, ma possedute da tempo, lasciate in un cestino con gli oggetti che prima o poi potrebbero servire. ”

Il termometro come pegno di affetto tra due sorelle che prima di quella fatidica estate, si volevano bene, poi il silenzio.

Emergono rapporti familiari complicati, ma anche affetti incondizionati come il marito di Delia: “«Sorgi e splendi, amore», diceva Jaime tutte le mattine, aprendo le tende.”

L’impianto narrativo, sapientemente costruito, è molto particolare: le azioni si svolgono tra l’infanzia di Delia, il presente e un passato più recente, quest’ultimo si riferisce ai momenti trascorsi con Jaime, suo marito.

Particolare è anche il legame logico tra la fine di un capitolo e l’inizio dell’altro, un legame nel  tempo e nello spazio; un elemento del passato che scaturisce un’azione nel presente.

Cosa aggiungere? La scrittura di Marialuisa ha una tale potenza narrativa  che sin dalle prime pagine si percepisce la sua ricchezza, si percepisce anche una certa influenza poetica che lo rende ancora più completo ed eccezionalmente diverso.

Marialuisa Amodio è nata a Matera e vive a Bracciano con un marito e due gatti. Ha studiato antropologia e lavora come traduttrice. Ha pubblicato i romanzi Al buio non parliamo delle stagioni (Albus Edizioni, 2010) e L’era del Leviatano (La Penna Blu, 2012).

Articolo di Loredana Cilento

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