Le arabe moderne di Ece Temelkuran in Soffiano sui nodi – Recensione-

Titolo: Soffiano sui nodi 

Autrice: Ece Temelkuran

Edizione: Spider&Fish

Pubblicazione: 23 maggio 2019

Pagg: 478

Traduzione: Nicola Verderame

Recensione di Loredana Cilento

 

“La Sura intima di guardarsi dalle donne che soffiano sui nodi… Dalla malvagità delle donne che praticano sortilegi.”

 

“Nel nome di Dio, clemente misericordioso / Di’: «Io mi rifugio nel Signore dell’Alba nascente/ dai mali del creato, / e dal male di una notte buia quando s’addensa, / e dal male delle donne che soffiano sui nodi, / e dal male dell’invidioso che invidia»”

 

Soffiano sui nodi è un incredibile viaggio on the road, attraverso le rivoluzioni che hanno segnato la storia, i tiranni caduti, ma spesso la mentalità ottusa rimane.

Amira, danzatrice del ventre, Maryam, ricercatrice universitaria, e la voce narrante senza nome, giornalista turca licenziata dal suo editore, si incontrano sulla terrazza di un albergo a Tunisi, bevono, fumano e si raccontano del presente, delle rivoluzioni, del clima politico.

Poco distante, da loro un giradischi suona Il discorso dell’amore di Umm Kulthum, il battito di un anello, picchietta sul bordo di un bicchiere, è Madame Lilla, una straordinaria eccentrica figura romanzesca.

Di lì a poco le tre nuove amiche, arabe moderne, si troveranno letteralmente catapultate in un viaggio inaspettato e avventuroso.

 

“Sentendo il profumo del gelsomino avrei dovuto intuire che stavamo per vivere una grande avventura.”

 Soffiano sui Nodi (Spider&Fish edizioni) di Ece Tamelkuran,traduzione di Nicola Verderame, presentato al Salone del libro 2019 da Roberto Saviano, è profumo di gelsomino, il fiore della rivoluzione tunisina che portò alla caduta di Ben Alì; è la primavera araba dove si respira la volontà di sentirsi liberi contro il potere dittatoriale e sovranista di Gheddafi.

Ma in Soffiano sui nodi ci sono soprattutto le donne, protagoniste di un mondo esclusivamente machista; in questo viaggio soprattutto troveremo le donne del passato dalla regina di Cartagine Didone e sovrana in precedenza del regno fenicio di Tiro, alla regina e condottiera berbera Kahina, odiata dai musulmani, si inventarono che fosse una strega.

Donne forti, donne che si ribellano ai soprusi, donne che abbracciano i Kalashnicov come la splendida Sayda, una combattente Amazigh, e dove le rivolte non sono mai completamente innocenti.

E con un bagagliaio carico di mitragliatrici, il viaggio prosegue tra segreti inconfessabili, paure che rimandano a un mondo fatto di stereotipi culturali maturati nel tempo, che si consumano nelle pieghe dei pregiudizi.

 

“per sopravvivere in un mondo di uomini occorre essere sempre all’erta.”

Ma la rivoluzione tanto agognata da molti ha reso l’uomo libero solo momentaneamente, una rivoluzione non è stata sufficiente affinché i bambini non venissero più maltrattati, le donne cacciata dai bar, forse perché le proibizioni mettono in ordine il caos…

Diverse prospettive, diversi i motivi per cui hanno spinto quattro donne a intraprendere questo viaggio incerto e pericoloso, attraversando i deserti, i campi profughi, la guerra, i confini che separano la speranza di ricominciare. E poi piccoli dolci confezionati per gli uomini al fronte, paste di zucchero modellate con la poesia.

 

Il mondo creato e pensato dalla sessantenne eccentrica è respiro… un universo in cui gli uomini sono visti come nemici e le donne come streghe che soffiano…

“ È un universo in cui soffiano i loro amori e i loro sortilegi. Gli uomini attaccano continuamente questo universo fino a distruggerlo.”

 

Uomini che hanno bisogno di inseguire necessariamente qualcosa, un idolo, una guerra.

 

Uno sguardo a 360° quello di Ece efendim libero da pregiudizi, che ci invita a superare le paure osservandole da un punto più alto, mostrandoci la magia di un semplice gesto che modella pasta di zucchero e poesia, che abbraccia un fucile in nome di una bandiera, di simboli bruciati, di chi ha armato e venduto la guerra.

Per quelle donne che amano e combattono, per quei bambini che mangiano un gelato, per quegli uomini che sfiorano le dita di una donna “nascoste alla vista delle anziane, le punte delle loro dita si incontrano, e quel momento racchiude il significato della guerra”.

 

 

Quattrocentosettantadue pagine di bellezza assoluta, Ece Temelkuran ha regalato alla letteratura moderna un romanzo unico, sincero, ispirato.

 

[…]dalla porta aperta si sente qualcuno cantare, bambini entrano ed escono, alcune bambine giocano al salto della corda. Nel bel mezzo del deserto, un’allegria che si scontra con la violenza della guerra. Questa scuola di fortuna, minuscola e irregolare, somiglia ad un disegno fatto da bambini innocenti. È un’oasi nel deserto di questo villaggio. Un miraggio fatto di voci di donne e bambini. Il deserto sono gli uomini ordinari, mentre l’oasi è un cuore fertile creato dalle donne.”

 

 

Ece Temelkuran, classe 1973, una delle scrittrici e giornaliste turche internazionalmente più note e rispettate, collaboratrice anche di testate internazionali come «The Guardian» e «The New York Times», licenziata dal giornale in cui lavorava per aver scritto articoli critici sull’operato del governo. Reporter intrepida dalla Turchia e da altri paesi come il Libano durante la guerra del 2006, il Venezuela dopo l’ascesa di Chavez e l’Argentina dopo la crisi economica. Questo romanzo è stato scritto durante la permanenza a Tunisi dove Temelkuran ha trovato rifugio in seguito ad uno dei numerosi attacchi alla stampa portati avanti dal regime di Erdogan e adesso noti al mondo intero. Un fenomeno in Turchia con più di 200.000 copie vendute, pubblicata in più di 15 lingue, autrice del saggio Turchia folle e malinconica, ha ricevuto numerosi premi a riconoscimento della sua attività di scrittrice e giornalista, tra cui il Premio PEN per la Pace. Questo romanzo ha ottenuto l’English PEN Award.

 

Le donne di Soffiano sui nodi di Ece Temelkuran hanno sollevato polemiche e controversie in Turchia, donne intraprendenti, forti, diversamente musulmane, ma soprattutto donne, madri, figlie, indissolubilmente insieme.

 

 

 

3 risposte a "Le arabe moderne di Ece Temelkuran in Soffiano sui nodi – Recensione-"

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