Sete di Amélie Nothomb, il calvario di Cristo – Recensione

Sete di Amélie Nothomb

Voland Edizioni, 2020

Pagg: 110

Recensione di Loredana Cilento

“Ci sono uomini che pensano di non essere dei mistici. Sbagliano. Basta essere stati sul punto di morire di sete, anche solo per un attimo, per avere pieno diritto a questo appellativo. L’istante ineffabile in cui l’assetato porta alle labbra un bicchiere d’acqua è Dio.”

Amélie Nothomb ha la straordinaria capacità di lasciarci senza parole, ogni suo libro è un piccolo capolavoro, Sete è una personale quanto audace – a tratti irriverente- riscrittura degli ultimi giorni di Cristo, dal suo processo sommario, la reclusione in cella, fino alla sua crocifissione.

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Ponzio Pilato presiede il processo, e assiste alla sfilata dei testimoni chiamati a deporre contro l’uomo dei miracoli, il suo difensore anzi il peggior difensore d’ufficio che si possa immaginare, non è in grado di dargli la giusta assistenza.

E così il figlio di Dio non può far altro che prendere atto di un processo farsa, ne avrebbe dette di cose, ma ha scelto il silenzio, il disprezzo è un demone dormiente e un demone inattivo deperisce in fretta.

La lunga notte in cella dà modo a Gesù di riflettere su tutta la sua vita. E da qui che prende vita una lunga e sofferente confessione con se stesso. Le sue parole ci attraversano nel mare nero della sua inquietudine.

Un Cristo prima uomo che figlio di Dio, un monologo che ripercorre i momenti salienti della sua predicazione e soprattutto le aspettative che giungevano sul suo cammino; lebbrosi, infermi da guarire, un amore non più gratuito.

I personaggi a lui vicino sono ricordati con attenzione; un posto speciale nei suoi ricordi è l’amata Maria Maddalena con la quale avrebbe voluto vivere una vita insieme e vederla soffrire per la sua morte lo strazia.

Giuda il traditore, Maria sua madre, e ancora gli amici che lo aiutano sulla strada verso il Golgota, un lungo ed estenuante calvario.

Amélie Nothomb ci guida con un’appassionante voce narrante quella del Cristo umano, attraverso riflessioni religiose alternate a uno stoico misticismo, sulla incarnazione, sul peccato, sull’amore, sul perdono.

Gesù raffigurato come uomo, con la sua sete, la sua rabbia, il suo disprezzo per la vergogna cui è sottoposto nella Passione, un eccesso di sentimento a cui la ragione non dà spiegazioni.

Gesù muore guardando la sua Maddalena negli occhi, finalmente la sofferenza finisce e tutto si apre all’infinito.

Il ventottesimo romanzo dell’autrice belga sfiora il prestigioso Premio Gancourt, arrivando seconda, ma tra le mie letture è sicuramente la prima!

Ho sete…E’la prova che sono salvo…posso ancora trovare la felicità in una sorsata d’acqua.

 

 

 

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