Recensione-Nicola Rubino è entrato in fabbrica-Francesco Dezio

Titolo : Nicola Rubino è entrato in fabbrica

Autore: Francesco Dezio

Edizione: TerraRossa

Pubblicazione: 2017

Pagg: 174

“Occhi sbarrati sull’aggeggio che ti scorre davanti .Occhi pieni di noia metallurgica. Otto ore di gesti sempre uguali da produrre nelle tue giornate sempre uguali”

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Francesco Dezio è l’autore di questo bellissimo libro ripubblicato nella collana fondanti di TerraRossa edizione, che recuperando opere fuori catalogo delle grandi case editrici dà nuova vita a testi che meritano di essere riletti, e non dimenticati.

Francesco aveva pubblicato nel 2004 con Feltrinelli dando il via ai romanzi post-industriali.

Ma come sempre diamo spazio alla trama…

Nicola Rubino ha trent’anni quando intraprende la Via Crucis che lo trasformerà da stagista in operaio a tempo determinato di una grande azienda, da ribelle idealista in ingranaggio del sistema. Un romanzo che non si limita a denunciare un ambiente lavorativo opprimente e spersonalizzante, ma fa i conti con le aspirazioni frustrate di coloro che lo popolano e con la gamma completa dei loro sentimenti. Una storia in presa diretta che, tra narrazione e testimonianza, non rinuncia all’inventiva e all’espressività di una lingua che trova un inedito equilibrio tra letterarietà e gergo. A dodici anni dalla sua prima pubblicazione, Nicola Rubino è entrato in fabbrica ci mostra ancora una verità eversiva, ignorata seppur sotto gli occhi di tutti, e in questa nuova versione dà prova della piena maturità stilistica dell’autore.

…Una verità ignorata da molti; è così, spesso se non tocchiamo con mano non possiamo capire le reali condizioni contrattuali e lavorative degli operai.

Nel romanzo di Francesco Dezio si affronta la quotidianità del lavoro in fabbrica, turni massacranti, anche a Natale, la ripetibilità dei gesti, meccanici, metallurgici; otto ore a guardare sempre gli stessi ingranaggi:

“Dopo otto ore a fissare sempre pezzi uguali gli uni agli altri, i recettori della corteccia celebrale si incantano e vediamo verde, qualunque cosa, verde.

Dicono che una visione ai fosfori verdi aiuti a individuare meglio i particolari…”

Nicola entra in fabbrica, davanti ai suoi occhi si staglia un enorme mostro d’acciaio, prima del contratto a tempo indeterminato deve  passare uno stage formativo non retribuito, visite mediche e questionari, per poi indossare la tuta, niente monili, collane, orologi, per motivi di sicurezza.

“Sicurezza” terrei a sottolineare questo punto:

Quasi tutti abbiamo contratto una specie di allergia sulle mani, la pelle è molliccia, se ci premiamo sopra si smuove lo strato superficiale, è come vi fossero sotto delle bolle, se ne salta a brandelli. Gli avambracci pulsano, sono arrossati, a chiazze, formicolano, devo grattare e dove gratto il gonfiore esce sangue. Mi strapperei la carne a unghiate per levarmi definitivamente il prurito.”

L’autore ha dato voce a un mondo quello operaio, senza mezzi termini, utilizzando una struttura narrativa e un registro linguistico senza fronzoli, e lo fa con il suo dialetto, incisivo e diretto.

Non credo assolutamente che ci sia un eccesso autobiografico, che poi che vuol dire, in uno spaccato di vita vissuta, è necessaria tale componente.

In questo romanzo viene alla luce ciò che si nasconde dietro la famosa flessibilità:

“ Per compiere questa mission abbiamo bisogno di un team giovane, flessibile e dinamico, con un buon Know-How, orientato al problem solving.

Nel mondo lavorativo siamo solo dei numeri che producono altri numeri, è questo quello stiamo diventato, le competenze non esisto più, si occupano posti non adatti alla nostra formazione.

La mercificazione del tempo e dell’uomo: globalizzazione, capitalismo, imprenditoria che non bada più all’essere umano ma a contabilizzare, il che sarebbe anche lecito se si tenessero presenti anche i fattori umani! Pura utopia almeno per le grandi corporation.

Grazie a Francesco Dezio per questo libro che ci parla e ci apre gli occhi su una realtà invisibile!

A chi è rivolto questo libro? TerraRossa lo propone a …chi cerca lavoro, chi ha rinunciato, chi vorrebbe tirarsene fuori; chi non si accontenta né di un semplice romanzo, né di un comune reportage; chi apprezza le scritture capaci di creare nuove forme espressive senza perdere chiarezza; chi ritiene gli autori italiani malati di letterarietà e incapaci di confrontarsi con la realtà, ma vorrebbe essere smentito.

Questo non è un semplice romanzo, è un romanzo di vita.Un romanzo che travalica la narrativa, va oltre, come ha giustamente detto Saviano, è un romanzo vero

Francesco Dezio è nato ad Altamura nel 1970 e ha esordito nel 1998 con un racconto nell’antologia Sporco al sole. Racconti del sud estremo (Besa). Nel 2004 ha pubblicato con Feltrinelli il romanzo Nicola Rubino è entrato in fabbrica, opera che inaugura una nuova stagione della cosiddetta letteratura industriale e ora riproposta in questa nuova edizione. Del 2014 è la sua prima raccolta di racconti, Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta (Stilo), diversi dei quali già apparsi su quotidiani e riviste. Nel 2008 è stato ospite di cinque puntate della trasmissione Fahrenheit su Rai Radio 3. Ha collaborato con «l’Unità», «la Repubblica-Bari», «Corriere del Mezzogiorno».

Articolo di Loredana Cilento

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Un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi Franz Kafka
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