Un giorno nella magica Livorno con Diego Collaveri e il mago Wetryk-intervista all’autore

Mi trovo a Livorno, nella

suggestiva ed elegante Terrazza Mascagni, i miei occhi sono pieni della bellezza  di questo lungo che lambisce il lungomare livornese, con la sua scacchiera, e la sua sinuosa balaustra; ascolto lo sciabordio delle onde del mare e una musica che proviene dal Gazebo, mi sembra di ascoltare Le Maschere di Pietro Mascagni, al quale è stata dedica la Terrazza.Respiro bellezza appagante.img_7770

Sono in compagnia della scrittore livornese Diego Collaveri  per chiacchierare del suo ultimo libro  Il commissario Botteghi e il mago L’ultima illusione di Wetryk. Fratelli Frilli Editori

 

Diego grazie per essere ritornato da noi, ma soprattutto grazie per questo tuo ultimo libro.

 

D: Grazie a Voi di averlo letto, sono contento che vi sia piaciuto

 

L’eco lontana dei fasti del suo nome risuonò nel mio immaginario.

Chi di noi non ha mai subito il fascino di un mago?”

Diego è così? Hai subito il fascino della magia quando hai creato e immaginato Botteghi alle prese con un’indagine in cui s’incastrava la vita del mago Wetryk?

 

D: Diciamo che il mondo dell’illusionismo mi ha sempre attratto, d’altra parte è da secoli una delle più forte attrattive nel campo dell’intrattenimento, ecco perché ho fatto dire a Botteghi quella frase. In questo caso ho subito il fascino di Wetryk, dei misteri che ancora la sua figura nasconde e di quanto questi siano legati alla mia città.

 

Mentre passeggiamo in una Livorno quasi sonnecchiante, Diego mi mostra da dove tutto è nato, dove risiedeva Antonio Pastacaldi: villa Mery, residenza del mago Wetryk, che porta ancora la sua firma sul muro della torretta. Qual è stata la cosa che ti ha fatto scattare la molla per dire “devo parlare di lui”.img_7767

 

D: Le componenti sono molteplici. Il mistero della scomparsa del suo nome tra quello degli illustri concittadini è stato sicuramente il primo click, perché mi ha spinto a conoscere di più la sua storia. Prima parlavamo di fascino, ecco, per me quella firma sul muro mi ha trasmesso tutto il carisma di Wetryk e già è bastata a rapire la mia immaginazione. img_7768

La sua storia poi è veramente ricca, ci sarebbe da scrivere un libro solo sulla sua vita. Da romanziere/narratore sono stati due i punti che più hanno fatto centro sulla mia fantasia, facendomi capire che avrei trovato il giusto terreno per raccontare una storia e che questa si sarebbe incastrata alla perfezione con il personaggio di Botteghi. Il primo sicuramente il torto di aver gettato nel fango il nome illustre del grande mago e le ragioni storiche che hanno contribuito a perché ciò avvenisse, l’altro (più romantico) il fatto che all’apice del successo, dopo una vita spesa a migliorarsi costantemente per arrivare alla vetta più alta della sua arte, ha deciso di rinunciare a tutto ritirandosi, pur di stare con la figlia appena nata. Ecco, questa secondo me era una chiave narrativa di una potenza devastante; ho percepito subito che sarebbe arrivata al cuore dei lettori se indirizzata attraverso un giusto intreccio. In tutta onestà, l’ho sentito un tasto molto intimo e personale. Mi sono calato nei panni di un uomo che ha vissuto la maggior parte della sua vita su di un palcoscenico, davanti a un pubblico, investito dall’onda emozionale che questo sa trasmettere. Conosco quella sensazione e so quale potente droga possa essere, per questo mi son subito immaginato quale sforzo sia stato rinunciarvi. Le ragioni poi, se si toglie l’aspetto romantico, sono oltremodo pratiche. A quel tempo i tour duravano anche 2/3 anni e sicuramente non era il modo migliore di far crescere un neonato.

 

In questo nuovo libro hai dato un’impronta diversa, nuova; lo stesso Botteghi, come scrivo nella mia recensione, è romanticamente umano.

 

 

D: Si tratta di un percorso che Botteghi fa lungo la serie. Dopo un punto di rottura nel precedente libro La Bambola del Cisternino, qui assistiamo a un uomo che cerca di riappropriarsi della parte più importante di sé stesso: il suo ruolo di genitore e l’amore per la figlia, che poi è il tema con cui ho voluto impregnare tutta la storia. Per adesso il suo è un percorso in ascesa, ma dato che non gli ho mai dato una visione particolarmente ottimista nei confronti della vita, non escludo niente per il suo futuro.

 

Quanto fascino e mistero c’è attorno alla magia, secondo te perché? Perché ci facciamo ammaliare da qualcosa che prima sparisce e poi riappare al momento giusto?img_7772-1

 

D: Non credo si tratti di qualcosa che sparisce e riappare. Credo che sia quell’attimo in cui restiamo senza fiato credendo possibile qualcosa che è impossibile. In quegli istanti in cui pendiamo dalle mani dell’illusionista e i nostri occhi sono incollati su di lui, ci troviamo in una terra di confine dove vogliamo credere che tutto sia possibile, che non sia un trucco. Fa parte dell’essere umano il desiderio di essere affascinato. Tutta l’arte magica si basa sul principio emozionale dell’incredulità, una forza davvero potente se veicolata con esperienza e un modo di fare unico.

 

Ci parli di questo filo conduttore, senza svelare troppo del libro, instilla la curiosità, illudi il lettore.

 

D: L’intuizione me l’ha data proprio la famosa firma di Wetryk sul muro della villa. Si trova sotto gli occhi di tutti ma non la vedi se non ti fermi a osservarla sapendo che c’è. Questo principio mi è sembrato un grosso punto di contatto tra il senso dell’arte magica e il genere investigativo, nella sfida che ogni autore pone ai lettori attraverso la trama. Ecco allora che all’intreccio narrativo si è cosparso di un alone di mistero, di illusione, che lo ha reso più particolare.

 

Quando pensi all’amore, che forma gli dai?

 

D: Quella di un abbraccio.

 

Per Botteghi è … Era lì, come sempre. Col volto sorridente e la vita che le brillava negli occhi. Immutabile in un istante che sarebbedurato l’eternità. Come eri bella, Nadia. Quanto ti amavo. Gli occhi mi si riempirono di pianto.

Caddi sulle ginocchia, inerme di fronte a quel monumento alla mia colpa.

 

D: Sai, quella per lui è più il riflesso della colpa, di una croce che si porta dentro. Per questo la parola più importante della frase, quella che ha la valenza più pesante è “eternità”, perché Botteghi sa che anche se andrà avanti, quella ferita non si rimarginerà mai.

 

Interessante è un passo che mi ha colpito molto, ripensando alla tua città, molto bello quanto amaro: «Non si faccia ingannare, commissario» se la rise sotto i baffi. «Questa città spesso si comporta come una puttana; ti fa le fusa solo per quanto sei disposto a pagarla. Certo non ha tutte le sue colpe. Quando morì, Pastacaldi si era ritirato da quasi dieci anni e la fama è una bestia che ha memoria breve, in più quello era un periodo molto particolare.

La macchina della propaganda fascista spremeva i mezzi d’informazione a suo favore, concentrandoli totalmente sulla propria azione politica e sociale; cosa gliene fregava della morte di un tizio famoso anni prima? Wetryk se ne andò nel silenzio di un pubblico che lo aveva dimenticato. Non ci furono fasti o trombe al suo funerale. Seppellirono l’uomo. L’artista purtroppo era sparito anni prima, nel momento in cui era sceso dal palco» affermò triste. «A me è sempre piaciuto immaginarlo nell’ultima stagione della sua vita, che si dedicava alla famiglia, a guardare la città che tanto amava, a giocare a scacchi più che poteva, una delle sue grandissime passioni ».

 

È così?

 

D: Ho sempre trovato Livorno una città strana. Ci sono tantissimi artisti validi e ciò la rende davvero un luogo molto attivo, ma al tempo stesso capita frequentemente che questi siano più interessati a ricavarsi una nicchia all’interno del palcoscenico cittadino che a coltivare i propri talenti e interessi, magari intraprendendo percorsi che li portano fuori. In questo la città è un po’ come una di quelle mamme che cresce, cura e coccola i figli fin troppo, tanto da non tagliare mai quel cordone ombelicale che li fa allontanare e diventare adulti (che non significa abbandonare o dimenticare, ma solo evolversi). Al tempo stesso è una città (lo dico nel senso di insieme di persone) severa, che non offre opportunità, anzi, prende e pretende tanto, ma non è disposta a cedere niente, in tutti i sensi. Credo sia prerogativa di qualsiasi agglomerato sociale chiudersi in caste onde avere il monopolio su ciò cui sono riusciti ad arrivare;più forte accade in ambiti artistici, generando una sorta di classismo molto chiuso. Ecco allora che diventa difficile emergere e diventa quasi una questione prioritaria, come una autoaffermazione, senza rendersi conto che si sta guardando attraverso un’ottica ristretta ciò che potrebbe avere un respiro più ampio. 

 

 

Se fossi un mago quale magia vorresti fare?

 

D: Ovviamente quella più spettacolare.

 

Botteghi-Collaveri, cosa non hai di lui e lui di te?img_7771

 

D: In molti mi chiedono se sono io Botteghi e a questo rispondo sempre che con un tipo simile manco andrei a mangiarci un panino insieme. In realtà siamo speculari su molti aspetti e collimiamo su alcuni spigoli caratteriali. Di lui non ho quel rimpianto, quella malinconia che lo caratterizza. Mi piace vedere più avanti che indietro e di certo non mi sento parte di un passato che sta svanendo, anche se spesso mi guardo intorno e faccio molta fatica a sentirmi a mio agio nel mare di ignoranza dilagante che sta infestando il nostro paese. Diciamo che lui non ha la possibilità di raccontare le mie storie, perché se si mettesse a scrivere libri su di me penso non avrebbe lo stesso successo (ride).

 

Siamo quasi alla fine, ma ho un certo appetito ripensando ai deliziosi manicaretti di Mariella:

 

carbonara di mare o gnocchi all’orata?

 

D: Sicuramente carbonara di mare.

 img_7773

E tu sei un bravo cuoco come Mariella? Cosa ci consigli qui a Livorno?

 

D: Diciamo che me la cavo. La tradizione enogastronomica di Livorno, che per conformazione territoriale offre  prodotti sia per menù di mare che di terra, ma anche quella Toscana in generale, è comunque un’eccellenza. Si tratta spesso di piatti poveri, la cui valenza è basata sulla freschezza della materia prima, in particolar modo per il pescato, e sulla stagionalità; non a caso il piatto preferito di Botteghi, “linguine al riccio”, è presente solo quando le storie sono ambientate nei mesi in cui ne avviene la raccolta. Altri piatti che potrei consigliare sono le acciughe, sia alla “povera” che alla “livornese”, oltre ai primi preparati con le triglie, come le “tagliatelle alla livornese”, e il classico riso nero con le seppie(unico piatto di pesce in cui persino Botteghi aggiunge il parmigiano). Andando nell’inverno penso che Mariella passerebbe a un menù più sostenuto; anche qui la tradizione la farebbe da padrone con piatti poveri che spesso riutilizzano gli avanzi della sera prima. La “zuppa di pane toscana”(fatta col pane raffermo di giorni e le verdure) è sicuramente il piatto contadino per eccellenza, ma anche la “Francesina”( fatta col lesso avanzato) o il “cavolo strasci’ato”(cavolo nero stufato con salsicce), per poi tornare al mare con lo “stoccafisso alla livornese”. Per quanto riguarda i vini, mi piace mettere i miei gusti personali in quello che beve Botteghi, attingendo all’ampia scelta dell’eccellenza Toscana. Per i bianchi ho un debole per l’Ansonica prodotta sulla costa dell’Argentario e per il Vermentino della Maremma, mentre per i rossi qualsiasi bottiglia uscita dalle Cantine Antinori, ma più in generale amoi vini prodotti dalle vigne vicino Bolgheri. L’importante è finire poi ogni pasto con un “pònce alla livornese”(caffè con rum da correzione rovente e scorza di limone).

 

Ringrazio Diego per questa magica intervista e non mi resta che consigliarvi Il commissario Botteghi e il mago L’ultima illusione di Wetryk, perché non è un’illusione!

 Articolo di Loredana Cilento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: