Che vergogna di Paulina Flores – Recensione-

Titolo: Che Vergogna

Autrice: Paulina Flores

Edizione: Marsilio

Pubblicazione: marzo 2019

Traduzione: Giulia Zavagna

Genere: Racconti

Recensione di Loredana Cilento

 

“Non fu il fatto che respirasse o non respirasse che mi spinse a lanciarmi addosso a mio padre per scrollarlo e fare in modo che tornasse in sé. Fu l’odore, l’odore nauseabondo che emanava. Non esattamente di decomposizione, ma uno strano miscuglio tra qualcosa di asettico e fermentazione. Pancho si era sbagliato, mio padre respirava ancora

 

La scrittrice cilena Paulina Flores, vissuta in un quartiere di Santiago, ci stupisce con la sua ambiziosa raccolta di racconti, intitolata Che vergogna, che segna il suo esordio nel mondo della letteratura riscuotendo non pochi applausi di critica e di pubblico. Vincitrice, inoltre, del prestigioso Premio Roberto Bolaño.

 

Che vergogna arriva in Italia grazie a Marsilio con la traduzione della talentosa Giulia Zavagna.

 

Le raccolte di racconti in genere non sempre sono ben accolte da un pubblico di lettori esigenti, ma Che vergogna ha la capacità di incantare qualunque lettore, persino quello più ostico nei confronti dei racconti.

 

Fluttuanti frammenti di ricordi, invadono e avvolgono i personaggi protagonisti dei racconti: la Flores ha la straordinaria capacità di spaziare tra contemporaneità e rimandi al passato, librandosi tra un ricordo d’infanzia e il presente.

 

L’Io narrante si alterna a vari punti di vista, talvolta passando in modo repentino a una narrazione in terza persona che ne potenzia i tratti stilistici.

 

Ragazzi, adulti, bambini segnati in qualche modo dalla vita, ogni storia segna una crescita, brevi storie di formazione in un Cile che via via diventa sempre più urbanizzato; la giovane Paulina ci regala qualcosa del suo Paese, qualcosa di se stessa attraverso la cultura moderna, la musica e gli interessi legati al mondo giovanile.

 

Immagini metaforiche che racchiudono la disperazione delle perdite, degli affetti mancati che galleggiano come parole mai dette o mai udite, schiacciati dal peso inesorabile della vergogna.

Un complesso ritratto delle relazioni umane e sentimentali, feroci a volte crudeli; immagini di gente comune che semplicemente avanzano rapidamente sulle calle cilene immersi nei loro pensieri.

Tormenti, illusioni, rivelazioni che mettono in moto il vero funzionamento del mondo

 

“Penso alle intenzioni di mia zia. Voleva aiutarmi, mostrarmi che un’altra realtà era possibile, portarmi via da quel quartiere, farmi studiare. Per lei questo significava essere una persona migliore. Io però rifiutai quel destino di benessere 

 

Che vergona sono storie familiari ad ampio respiro, ti attraversano, in un profondo e amaro turbamento.

Si era sbagliata. Aveva commesso un errore terribile. Aveva fatto vergognare suo padre, e lui non l’avrebbe mai perdonata. Non l’avrebbe mai perdonata. Non avrebbero più cantato canzoni, non le avrebbe più fatto il solletico. Aveva rovinato ogni cosa, si disse”

 

 

 

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