Muu…Il muggito di Sarajevo di Lorenzo Mazzoni- Recensione

Titolo: Il muggito di Sarajevo

Autore: Lorenzo Mazzoni

Edizione: Spartaco 2016

Pagg:252

 Recensione di Loredana Cilento

“Chiuse gli occhi. Li riapri. Nella stanza buia navigavano le stelle. Stelle che non sarebbero mai state raggiunte. Stelle che non sarebbero mai state raggiunte da nessuno. Stelle che non sarebbero mai… stelle.”

Siamo nel ’93 a Sarajevo imperversa la guerra tra serbi e bosniaci, tra il baluginio delle bombe e colpi di mortaio, Amira sogna di suonare la sua cigar box guitar con la sua rock band a Sarajevo, un luogo troppo bello per essere distrutto.

I Bez Alata, la band Senza Strumenti, formata dal colonnello Mustafa Setka, bassista, e alle percussioni il ballerino di kolo Masne guidati dal fidanzato irlandese di Amira, Mozambik, per tutti Jack, tra traffici e sparatorie.

Un caleidoscopio di personaggi bizzarri nella loro crudeltà, si alternano per dare vita a un romanzo originale tra musica e lotta alla sopravvivenza.

Uno strambo comandante di un manipolo di giovani soldati che rende schiave le donne in un bordello assai angusto e spregevole, che trova ispirazioni sulle note di After the Rain, dalla voce inconfondibile di Barbra Streisand.

Due reporter italiani Oscar e Carlo in cerca di uno scoop nella terra della guerra, inseguendo una leggenda.

Muu, quel muggito lontano e inquietante, riverbera in sottofondo, nella testa di Milan, catturato dal vecchio Ivan e fatto prigioniero nella sua fumeria adibita a spaccio di oppio e marijuana, per estorcere un riscatto ai superiori di Milan.

Tanti personaggi, ognuno dei quali ha la sua storia, umani e crudeli in un luogo che ha costretto molti alla sopravvivenza, intimoriti dai cecchini, che sparano ai civili come bersagli in un gioco al massacro.

“I colpi sparati dai cecchini rimbalzano nella valle. L’eco delle cannonate. Il tuono dei mortai. Colonna sonora martellante…”

Eppure nessuno di questi vuole abbandonare questa terra ormai bruciata, distrutta, resa un mucchio di macerie e laddove si narra che proprio una mucca fosse vissuta su un balcone.

Sarajevo è considerata per l’appunto troppo bella per essere abbandonata, nonostante tutto, i personaggi restano attaccati a questa terra.

Il muggito di Sarajevo ha un ritmo straordinario, il linguaggio talvolta forte per descrivere una parte della storia di questo conflitto, per dare autenticità alle uccisioni, ai saccheggi, alle violenze inenarrabili subite dalle donne ci fanno calare letteralmente in un’atmosfera talvolta surreale, perché siamo lontani da quel mondo: noi abbiamo vissuto quel periodo attraverso le immagini in tv, attraverso i resoconti degli inviati speciali, attraverso la letteratura che ne ha dato ampio spazio. Un ritratto seppur romanzato, di quello che accadeva e di quello che non  sarebbe mai dovuto accadere.

“Oggi al deposito degli aiuti umanitari ho visto pasta scura, tipo quella per i cani, vermi nelle confezioni di latte in polvere, biscotti americani datati 12 agosto 1967: gli avanzi della guerra del Vietnam.”

Non possiamo, quindi dimenticare Amira, Milan, Jack, meno Marko crudele e spietato, Oscar e Carlo, non possiamo dimenticare la musica che fa da sottofondo a un libro che ti attraversa l’anima e che illumina un mondo passato, i suoi morti, le sue macerie, le sue cicatrici.

Ma per fortuna oggi le cose sono cambiate e gli antichi dissapori etnici sono un ricordo.

Lorenzo Mazzoni ci regala un bellissimo libro, che consiglio di leggere e soprattutto fatevi trasportare da un lungo e persuasivo muuuuuu.

 

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